Corpi perfetti, magri e tonici. E’ il modello di bellezza che spesso viene veicolato dai social e che finisce per essere l’obiettivo dei ragazzi che oggi passano sempre più tempo sulle tante piattaforme di condivisone di video e immagini. Sei giovani su 10 rincorrono corpi perfetti e irrealistici sui social media; ben 5 su 10 condividono contenuti che incoraggiano la perdita di peso. Sono alcuni dei dati ricordati oggi a Roma durante la presentazione della campagna ‘Il costo della bellezza’ promossa da Dove, brand di Personal care di Unilever, in collaborazione con Cittadinanzattiva e Social Warning-Movimento Etico Digitale.

Il progetto di sensibilizzazione pubblica ha come obiettivo di introdurre nelle scuole un percorso formativo sull’uso consapevole dei social media, rendendo le piattaforme social un ambiente più sicuro per le future generazioni. Per questo oggi viene lanciata una petizione rivolta a tutti, che è possibile firmare online su Change.org, oppure nei diversi corner organizzati appositamente nelle piazze delle principali città italiane: Bari (30 settembre e 1° ottobre), Torino (7-8 ottobre) e Milano (14-15 ottobre).

Attraverso questa petizione, Dove, Cittadinanzattiva e Social Warning chiedono al sistema scolastico e alle istituzioni che, all’interno dei Piani di offerta formativa delle scuole primarie e secondarie, “si preveda un percorso educativo specifico e approfondito sull’uso consapevole dei social media, dando piena attuazione alla legge numero 92 del 2019 sull’educazione civica nelle scuole (articolo 5 – educazione alla cittadinanza digitale). Questo dovrà essere accompagnato da un’adeguata formazione dei docenti deputati e delle famiglie, perché gli obiettivi di educazione digitale trovino coerenza tra casa e scuola”, sottolineano i promotori dell’iniziativa.

Gli esperti intervenuti per il lancio della campagna di sensibilizzazione, ‘Il costo della bellezza’, hanno ricordato alcuni dati. Secondo una recente ricerca condotta in Italia e commissionata dalla Presidenza del Consiglio, infatti, quasi 100mila studenti tra gli 11 e i 17 anni presentano caratteristiche compatibili con una dipendenza dai social media con maggior probabilità di sviluppare ansia sociale, che può diventare fattore di rischio per bassa autostima, depressione o aggravamento di disturbi alimentari quali anoressia (dati Società italiana di pediatria). Un sondaggio condotto da Edelman ad aprile 2023 su 2.736 ragazzi tra i 10 e i 17 anni, 2.026 genitori e 207 specialisti evidenzia che al lungo tempo passato sui social media, si associano spesso messaggi sbagliati veicolati attraverso questi canali. Infatti, la maggior parte dei giovani di età compresa tra i 10 e i 17 anni è stata esposta a consigli di bellezza tossici su queste piattaforme: ben 5 su 10 a contenuti che incoraggiano la perdita di peso e 6 su 10 a corpi perfetti e irrealistici.

“La campagna ha il pregio di promuovere e tutelare con più strumenti la salute fisica e mentale e la sicurezza dei ragazzi e delle ragazze sin dalla più giovane età, in un contesto, quello dei canali social, che ormai sempre più rappresenta uno spazio di vita reale per gli stessi. Cittadinanzattiva ha aderito con entusiasmo a questa campagna, alla quale vogliamo contribuire in maniera importante con la realizzazione dello sportello telefonico di tutela, informazione ed empowerment per i più giovani e per le loro famiglie e con la diffusione della petizione fra i cittadini, le istituzioni e le scuole, per chiedere che l’educazione civica diventi sempre più uno spazio di formazione e informazione per l’uso consapevole dei social media”, ha affermato Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva.

“In adolescenza il corpo è soprattutto percepito come oggetto di sguardi degli altri, ma in primo luogo di sé stessi: è un corpo guardato. Pertanto, la valutazione e l’apprezzamento di sé stessi e la consapevolezza di essere capaci, parte dal corpo, oggetto di attacco e strumento di valore personale”, spiega Teresa Grimaldi Capitello, psicoterapeuta, Uo Psicologia, Irccs ospedale Bambino Gesù di Roma. “Nell’esperienza clinica ospedaliera frequentemente mi capita di vedere il corpo di adolescenti, sempre più giovani, e giovani adulti ‘sotto attacco’, mai troppo bello, mai troppo tonico, mai troppo all’altezza, un corpo che delude e tradisce le aspettative di perfezionismo e di idealizzazione, spesso indotte dal mondo esterno, che si incontrano con una fragilità interna, anche dovuta alle trasformazioni in corso. Le reazioni – aggiunge – più ricorrenti sono forme di autoaggressione come autolesionismo, ‘skin picking’, disturbi del comportamento alimentare, ma anche ansia, fino al ritiro sociale, che da un lato placa le angosce di ‘non essere all’altezza’ sottraendosi dall’esperienza sociale, dall’altro attiva circoli viziosi di chiusura dai quali diventa difficile uscire”.

“Uno dei luoghi dove i giovani si sentono apparentemente protetti, ma in effetti più facilmente esposti a giudizio, soprattutto rispetto all’aspetto fisico, è proprio il mondo virtuale, e i social media rappresentano un concentrato di immagini, video e contenuti dove l’apparire conta più dell’essere – evidenzia Grimaldi Capitello – Un apparire fatto di modelli estetici irraggiungibili che diventano ulteriore fonte di pressione sociale e di senso di inadeguatezza. La famiglia, la scuola e le istituzioni tutte hanno bisogno di soluzioni immediate: individuare e rinforzare percorsi formativi all’uso consapevole dei device e dei social media, definire e normare la gestione del rischio e le matrici di sicurezza alla navigazione virtuale, coinvolgere i professionisti della salute e dell’educazione sono operazioni necessarie e urgenti”.

(Fonte: Adnkronos.com)

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