Chi ha o ha avuto un gatto in casa sa bene che la sua presenza, a volte discreta e silenziosa a volte, a sorpresa, giocosa e sopra le righe (magari a spese di tende e divani!) può essere un vero toccasana per umore e salute. Il nostro pelosetto sa come farci compagnia, rassicurarci quando siamo tristi e agitati e a volte sembra veramente comprenderci e “parlarci”. Ma quanto c’è di vero in tutto questo e quanto invece è solo un riflesso del nostro amore? I gatti davvero ci guardano e capiscono i nostri sentimenti, provando anche a comunicare con noi? Abbiamo chiesto un parere a un esperto il professor Angelo Quaranta, Ordinario di Fisiologia Veterinaria dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, che ha studiato il comportamento felino anche in ricerche pubblicate su riviste internazionali come Animals: le sue ricerche hanno dato risultati sotto alcuni aspetti, sorprendenti.

Il “ron ron” dei gatti è una “colonna sonora” molto piacevole tanto da spopolare perfino su Tik Tok e Fb in video e reels quasi ipnotizzanti. Basta ascoltarlo per qualche minuto per dimenticare per un attimo qualsiasi preoccupazione. Se poi il gattino è vicino a noi e risponde dal vivo con le sue fusa alle nostre carezze, la beatitudine (per lui e noi) è davvero a portata di mano. E forse conquistiamo anche una salute migliore. Le fusa del gatto, che hanno una frequenza compresa fra 20 e 140 HZ secondo alcuni studi sembrerebbero riuscire a calmare i battiti del cuore umano, contribuire a regolare la pressione sanguigna e perfino a stimolare una migliore risposta dei tessuti dopo un trauma o una lesione.

Ma perché il suono delle fusa feline ci rilassa tanto? E a che cosa servono davvero nel gatto? «Le fusa attraverso il fenomeno della risonanza e risposta in frequenza delle onde cerebrali determinano il rilascio di endorfine, le sostanze del piacere. Il suono è utile nel gattino per trasmettere il senso di appagamento relativo al contatto fisico con la madre e con altri cuccioli. Nel gatto le fusa vengono emesse anche in condizioni di malessere e di stress molto intenso (per alleviarlo)» dice il professor Quaranta. Vivere con un gatto o comunque prendersene cura in modo costante sicuramente dà un valore aggiunto alla vita: che sia solo un micino o un gatto adulto, il micio diventa ben presto un membro della famiglia a tutti gli effetti. E la scienza conferma il perché di questo rapporto così stretto. «La relazione uomo-gatto ha una base comune col legame di attaccamento uomo-bambino e uomo-cane: intervengono alcuni neuro-ormoni come l’ossitocina, aumento dell’affiliazione, ed è proprio questo il principio teorico degli IAA (Interventi Assisiti con gli Animali)» spiega il professor Quaranta.

Nel nostro Paese gli IAA sono una realtà consolidata (“Centro di Referenza Nazionale per gli interventi assistiti con gli animali e Pet therapy ” è stato creato nel 2009) e i gatti sono fra gli altri animali (insieme a cani, cavalli, conigli) che intervengono da “terapeuti”. Diversi i Centri di eccellenza in Italia fra cui il Meyer di Firenze e l’Ospedale Niguarda di Milano. Dai dati raccolti da questi centri si evidenzia che gli stimoli sensoriali tattili e visivi che l’animale crea riescono a creare un’empatia e a stimolare anche pazienti vulnerabili o difficili come chi soffre di depressione e le persone con disabilità ma anche a suscitare reazioni positive nei bambini, che acquistano più autostima e negli anziani che, attraverso il contatto con un pet, possono superare il senso di solitudine e di isolamento e ritrovare motivazione.

Chi ha un gatto ne è convinto (che lo confessi o no…): il nostro gatto ci parla, i suoi miagolii hanno un senso e sono rivolti proprio a noi! «I gatti rispondono ai segnali umani apprendendo come l’uomo reagisce alle loro richieste, soprattutto attraverso la comunicazione uditiva (che è il canale preferenziale della comunicazione per l’uomo)» dice il professor Quaranta. «I miagolii, infatti, non solo sono individuali ma variano nella loro struttura in relazione alla richiesta che il gatto indirizza all’uomo, tanto che i proprietari sanno chiaramente descrivere quale sia il messaggio che il gatto vuole inviare al suo caregiver. Quando un gatto vuole interagire con le persone si avvicina portando la coda in verticale, può anche vibrare. Al contrario se il gatto si mostra rigido e muove la coda a frusta può volerci comunicare uno stato di disagio o nervosismo».

I gatti sembrano saper “leggere” le espressioni umane di rabbia e felicità. Molto interessante a questo proposito uno studio condotto proprio dal professor Angelo Quaranta e dal suo team dell’Univesità di Bari e pubblicato nel 2020 dalla rivista internazionale Animals. Sono stati mostrati a un gruppetto di dieci gatti domestici (a casa loro, così da evitare interferenze e disagi dovuti a un ambiente diverso dal solito) alcune fotografie raffiguranti volti umani arrabbiati o felici: nello stesso tempo venivano fatte ascoltare vocalizzazioni umane che esprimevano rabbia o gioia. Lo stesso è stato fatto con foto di altri gatti a cui corrispondevano suoni di “fusa” o di “soffiate” di irritazione. Il risultato? I gatti hanno concentrato l’attenzione sulla foto che corrispondeva al suono che stavano ascoltando. Questo sembrerebbe dimostrare un’effettiva capacità dei piccoli felini di rendersi conto delle emozioni umane, positive o negative, soprattutto quelle molto accese.

(Fonte: Wisesociety.it)

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