Nel dibattito sul Superbonus i favorevoli sottolineano spesso i benefici che questa misura ha portato nei confronti dell’ambiente. Per esempio il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha più volte ripetuto che il Superbonus ha tagliato del 50 per cento le emissioni di CO2 degli edifici ristrutturati grazie all’incentivo fiscale, portando anche significativi risparmi in bolletta. Innanzitutto va chiarito perché il Superbonus avrebbe dovuto avere benefici per l’ambiente. In origine, con questo incentivo fiscale, lo Stato italiano riconosceva ai cittadini una detrazione pari al 110 per cento per le spese di riqualificazione energetica di un edificio, per esempio un condominio o una villetta. In concreto chi faceva lavori edilizi per rendere la propria casa più efficiente da un punto di vista energetico si vedeva restituire l’intera spesa per i lavori dallo Stato, più un bonus del 10 per cento, pagando meno tasse del dovuto nei cinque anni successivi. In più era prevista la possibilità di cedere il credito d’imposta maturato nei confronti dello Stato o all’azienda che faceva i lavori, ricevendo uno sconto direttamente in fattura, o a una banca. Sul sistema della cessione dei crediti d’imposta sono intervenuti sia il governo Draghi sia il governo Meloni per limitare l’aumento dei costi rispetto alle previsioni iniziali.

Senza entrare troppo nei dettagli tecnici, si poteva accedere al Superbonus solo se si facevano una serie di interventi di riqualificazione energetica, come l’isolamento termico dell’edificio o l’installazione di specifici nuovi impianti di riscaldamento o climatizzazione. Tra le altre cose, l’obiettivo era quello di ridurre le emissioni di CO2 prodotte dalle abitazioni, generando quindi un beneficio per l’ambiente (sui benefici in bolletta ci torneremo meglio tra poco). In realtà non tutti sono sempre stati d’accordo sulla bontà degli investimenti coperti dal Superbonus. Il centro studi ECCO, che si occupa del contrasto ai cambiamenti climatici, aveva per esempio criticato la possibilità, concessa dalle regole del Superbonus, di poter installare nuove caldaie alimentate a gas naturale, una fonte di energia che fa parte dei combustibili fossili. In generale non è poi così scontato che a interventi di riqualificazione energetica corrisponda automaticamente una diminuzione dei consumi. Per esempio se gli abitanti di un appartamento, grazie agli interventi di riqualificazione, ottenessero un certo livello di temperatura in casa a un costo minore rispetto a prima, potrebbero scegliere di usare i soldi risparmiati per alzare la temperatura, vanificando così le emissioni tagliate.

Al netto di queste osservazioni, a oggi non ci sono molti studi o stime su quante emissioni di CO2 sarebbero state eliminate grazie al Superbonus. Quando Conte parla di un taglio del 50 per cento delle emissioni, fa riferimento con tutta probabilità a un’analisi pubblicata a febbraio 2023 dal “110 per cento Monitor”, uno degli osservatori di Nomisma nato nel 2021 per valutare le operazioni di riqualificazione energetica e sismica soggette al Superbonus. Nomisma è una società che realizza consulenze e ricerche di mercato per imprese, associazioni e istituzioni pubbliche. Come abbiamo spiegato in passato, Nomisma ha un potenziale conflitto di interessi con i bonus edilizi: tra i suoi servizi, infatti, ne offre alcuni per aiutare cittadini e imprese a beneficiare del Superbonus. Al di là di questo, le stime di Nomisma non sono contenute in uno studio vero e proprio, ma sono state divulgate con un comunicato stampa. Qui si legge che «con il Superbonus gli edifici hanno registrato una riduzione del 50 per cento delle emissioni di CO2» e che «la riduzione totale delle emissioni di Co2 in atmosfera» è stata «stimata in 1,42 milioni di tonnellate». Prendendo per buona questa stima, i cui calcoli alla base non sono esplicitati da Nomisma, stiamo comunque parlando di una quantità pari allo 0,5 per cento delle emissioni di CO2 prodotte in un anno dall’Italia.

In ogni caso una riduzione delle emissioni c’è stata e ci sarà nei prossimi anni grazie agli interventi di riqualificazione energetica che hanno interessato quasi 74 mila condomini, oltre 236 mila edifici unifamiliari e circa 115 mila unità abitative “funzionalmente indipendenti” (ossia che dispongono di uno o più accessi autonomi dall’esterno e destinati all’abitazione di un singolo nucleo familiare). Stiamo comunque parlando del 3,5 per cento circa di tutti gli edifici residenziali in Italia.

Secondo i dati più aggiornati dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea), al 31 agosto 2023 il totale degli investimenti relativi al Superbonus ammontava a oltre 86 miliardi di euro. Di questi, le detrazioni maturate a lavori conclusi avevano un valore pari a 76 miliardi di euro. Nell’analisi di Nomisma si legge anche che il taglio delle emissioni, finanziato con il Superbonus, ha portato risparmi in bolletta nell’ordine delle centinaia di euro. In tutto questo va considerato che tra la fine del 2021 e il 2022 c’è stato un periodo straordinario di aumento dei costi dell’energia. Ma è evidente che se si riqualifica un edificio, e lo si rende più efficiente da un punto di vista energetico, si avranno risparmi sulle bollette. Ai favorevoli del Superbonus si possono però fare almeno due osservazioni. La prima: per accedere all’incentivo fiscale non era necessario avere un determinato reddito. Insomma, la misura era aperta a tutti e non era limitata soltanto alle prime case. Nulla toglie, quindi, che si siano avvantaggiati dei risparmi in bolletta famiglie senza problemi economici. La seconda obiezione: visti i risparmi in bolletta, con il Superbonus non solo lo Stato ha riconosciuto una detrazione pari al 110 per cento dei lavori di riqualificazione, ma ha garantito per ogni anno futuro ulteriori guadagni a un gruppo ristretto di cittadini, generati grazie ai minori costi a cui far fronte per riscaldare la propria abitazione.

(Fonte: Pagellapolitica.it)

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