Esattamente un anno fa era appena terminato il cosiddetto “percorso partecipativo”, non regolare ai sensi della norma ma certamente significativo nei risultati: la stragrande maggioranza dei cittadini chiamati ad esprimersi desiderava solo semplici migliorie allo stadio esistente oppure, e in misura molto più consistente, la sua delocalizzazione in un luogo più idoneo che in centro città.

Subito dopo in Comune veniva depositata la petizione popolare firmata da 8241 cittadini residenti, che chiedevano di tornare a valutare l’interesse pubblico sul nuovo stadio. Sommersa dall’evidenza dell’ostilità di grande parte dei cittadini di Parma, per porre riparo e dare una specie di risposta al dissenso, la coalizione di maggioranza propose una mozione con una nutrita serie di prescrizioni al progetto, approvata poi in consiglio. La mozione fu approvata e quei punti furono inseriti nella successiva delibera di giunta di pubblico interesse, ritenuta sostitutiva della precedente del consiglio comunale.

Le 11 prescrizioni al progetto, voce dopo voce, derivavano da un’idea precisa – già emersa durante gli incontri pubblici del percorso partecipativo, caldeggiata da accademici e professionisti – di revisione complessiva dell’intervento. Nessuna demolizione e ricostruzione totale, ma una ricucitura dell’esistente, più rispettosa e a misura del contesto, in quell’ottica di “riduzione, recupero e riciclo” edilizio che oggi rappresenta l’unica strategia possibile per una progettualità urbana sostenibile. Una strategia che, rendendo possibile il contenimento delle spese, avrebbe inoltre liberato Parma dall’incubo di dover cedere gratuitamente ad un privato – per 90, 60 anni, poco importa – un bene pubblico così importante, nevralgico e prezioso della città.

Ebbene, dopo alcuni mesi il Parma Calcio ripresenta un progetto, questa volta ritenuto definitivo, che ignora totalmente la visione complessiva espressa nella delibera. Non ne siamo stupiti: non è necessariamente compito di un affarista privato pieno di soldi rispettare i cittadini di Parma, alla cui opinione le prescrizioni hanno inteso dare riscontro, ed è chiaro a tutti che non è il benefattore della città.

Ci rivolgiamo al Sindaco di Parma, alla sua giunta e alla maggioranza, per ricordare che quanto loro stessi avevano indicato come modus operandi e limite concreto della nuova progettualità, su quel manufatto e su quell’area di Parma, non è stato rispettato. Perché nessun amministratore ha alzato la voce in proposito?! Perché la politica locale continua a legittimare un progetto che in ogni caso, anche con le prossime modifiche, si incardina sulla demolizione totale e sull’aumento del carico urbanistico?

Le prescrizioni erano un preciso impegno verso i cittadini o dobbiamo credere, come pare, che fossero solo il contentino frettolosamente rimediato sull’onda della protesta?

Il Comitato non si arrende, e continua la battaglia contro la cinica indifferenza con cui si vuole permettere una tale orrenda trasformazione della città, i cui terribili impatti graveranno per sempre sulla qualità della vita di tutti.

(Comitato Tardini Sostenibile)

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