Il digiuno intermittente è un modello alimentare che alterna periodi di alimentazione a periodi di digiuno con una determinata regolarità. Secondo questo approccio, non è tanto importante il tipo di alimenti che dovremmo mangiare, ma piuttosto quando dovremmo mangiarli.

Gli schemi di digiuno intermittente più comuni includono il digiuno di 16/8, in cui si mangia solo durante una finestra di 8 ore e si digiuna per le restanti 16 ore, o il digiuno giornaliero in cui si alternano giorni di digiuno e giorni di normale alimentazione. L’obiettivo principale è quello di distogliere l’attenzione del corpo dalla digestione del cibo.

Durante il periodo di digiuno, infatti, avvengono nel corpo una serie di cambiamenti metabolici: poiché nello stomaco non è rimasto cibo da digerire, il corpo si concentra sul processo di recupero e mantenimento. Da tempo si sospetta che il corpo umano non sia adatto, in termini evolutivi, all’abitudine moderna di mangiare e fare spuntini costantemente durante tutto il giorno.

Si ritiene, invece, che i nostri corpi siano più adatti alla routine alimentare dei nostri antenati cacciatori-raccoglitori, che probabilmente consumavano un numero inferiore di pasti, con intervalli molto più lunghi tra loro. Gli scienziati infatti sostengono che la nostra alimentazione – in particolare la dieta occidentale ad alto contenuto calorico – può aumentare il rischio di malattie tra cui l’obesità, il diabete di tipo 2 e le malattie cardiache, che sono legate all’infiammazione cronica del corpo.

L’infiammazione è la risposta naturale del nostro corpo a lesioni o infezioni, in cui l’organismo si prepara a difendersi e a riparare i danni. Tuttavia, si ritiene che questi processi rigenerativi e curativi vengano interrotti o indeboliti se si aumenta il livello di zucchero nel sangue mangiando. Per questo, gli scienziati sono convinti che far passare più ore tra i pasti dia al nostro corpo il tempo di svolgere le attività di riparazione e mantenimento che mantengono sane le nostre cellule.

Gli scienziati dell’Università di Cambridge hanno analizzato qual è il rapporto tra il digiuno intermittente e la riduzione dell’infiammazione nel corpo. Hanno studiato un gruppo di 21 volontari, chiedendo loro di consumare un pasto da 500 calorie, digiunare per 24 ore e poi di consumare un altro pasto da 500 calorie. I risultati, pubblicati sulla rivista medica Cell Reports, dimostrano che il digiuno di 24 ore ha aumentato i livelli nel corpo di un acido grasso chiamato acido arachidonico, una sostanza in grado di ridurre l’infiammazione dannosa nel corpo.

«Questa ricerca fornisce una potenziale spiegazione di come cambiare la nostra dieta – in particolare attraverso il digiuno – ci protegga dall’infiammazione, che è alla base di molte malattie legate a una dieta occidentale ipercalorica», ha detto la professoressa Clare Bryant, a capo del Dipartimento di Medicina dell’Università di Cambridge. «È troppo presto per dire se il digiuno protegge da malattie come l’Alzheimer e il morbo di Parkinson poiché gli effetti dell’acido arachidonico sono solo di breve durata, ma il nostro lavoro si aggiunge a una quantità crescente di letteratura scientifica che sottolinea i benefici per la salute della restrizione calorica». «Suggerisce infatti che il digiuno regolare per un lungo periodo aiuta a ridurre l’infiammazione cronica che associamo a queste condizioni».

(Fonte: Grazia.it)

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