Lo stadio Tardini di oggi ha mantenuto testimonianze di quello che era lo stadio del 1930 disegnato dall’architetto Leoni in armonia con il contesto circostante. Nella ristrutturazione del 1990 gli architetti parmigiani hanno mantenuto le testimonianze dello stadio originale, salvando la vecchia tribuna e l’ingresso monumentale collegati con una profonda visuale prospettica dal viale alberato centrale centenario. Allora, erano riusciti così a conservare l’impronta del progetto di Leoni, sia nella sua storica composizione architettonica sia nella sua stretta relazione formale con l’assetto urbanistico e paesaggistico del contesto. La vecchia tribuna ora non si vede, perché coperta in modo ignorante da un prefabbricato in lamiera, ma c’è.

Cosa viene pensato ora per fare spazio al nuovo stadio? Demolire tutte le preesistenze di Leoni. Il progetto dell’architetto milanese del Parma Calcio – sì, proprio quello che con il nuovo stadio vuole rigenerare il quartiere Cittadella – prevede di radere al suolo quello che rimane delle vecchie tribune e scavare un parcheggio sotterraneo al posto del filare di alberi, con due voragini di rampe per raggiungerlo. Nel frattempo, però, la Soprintendenza di Parma ha predisposto il dispositivo di tutela di bene culturale, che – pur senza includere la vecchia tribuna (scelta a nostro parere sbagliata) – per la conservazione dell’unità del valore testimoniale del progetto di Leoni, oltre ai fabbricati monumentali sul fronte, sottopone a vincolo di tutela l’area “vuota” tutt’intorno all’ingresso, segnata dal filare di alberi centrale, il così detto “ cannocchiale visivo”. Sicchè, nel giugno scorso, il Parma Calcio, che tanto tiene alla cultura della città, ha immediatamente fatto ricorso al Ministero dei Beni Culturali, chiedendo l’eliminazione totale del vincolo di ingresso. Il Comitato Tardini Sostenibile si è costituito in difesa del vincolo e il Ministero ci ha dato ragione. Quell’area ben definita da particelle catastali deve essere mantenuta libera da costruzioni, sopra e sotto terra, e nelle condizioni originarie in cui si trova. Come rimedia allora l’architetto milanese?

Con atto di grande sapienza compositiva, taglia con l’accetta, sul filo dell’area vincolata, i fabbricati che vi aveva tranquillamente posto sopra, sradica il filare di piante (indispensabile elemento ordinatore e significante del bene storico tutelato ma per il professionista solo un fastidioso problema per il parcheggio) e insiste con lo scavo di metri e metri cubi di terra dell’area tutelata. Conservazione e valorizzazione del bene culturale di Parma?

All’opposto, è una brutale manomissione, radicale e definitiva, del nostro patrimonio storico e culturale. Quello che vediamo nel nuovo rendering è semplicemente un progetto orrendo e privo di cultura: un piazzale assolato, bollente e privato del suo verde profondo, svuotato di terra per realizzare il nuovo sepolcreto per automobili in centro città, con sullo sfondo una grande gabbia metallica alta 26.50 mt., otto metri più del fabbricato attuale. Parma è servita. Danneggiata e derubata della sua storia, cultura e bellezza, e impoverita del suo patrimonio comune. Se sarà realizzato il progetto dell’architetto milanese – scelto dal committente americano e assecondato purtroppo da molti politici attuali – non perderanno solo i residenti ma perderà la città intera, alla quale resterà una generica, brutta e poco qualificata costruzione metallica, fuori scala e fuori contesto, in cui però si potranno mangiare salamelle e comprare magliette sintetiche. Diciamolo con onestà, quindi: le modifiche fatte al progetto sono state imposte dal vincolo e non per grazia ricevuta, e ancora non bastano per rispettare quel vincolo compiutamente.

Egregio signor Martines, non ci prenda in giro, per favore! Per quanto riguarda poi il nuovo stadio provvisorio, l’amministrazione comunale vorrà avere sul suo territorio una infrastruttura che altera il disegno e le scelte urbanistiche conquistate con anni di fatica e di incontri tra le realtà locali. Una costruzione di enorme impatto che poi sarà abbandonata, lasciando costi di manutenzione impossibili e degrado annunciato. Parma ha smarrito la bussola, è evidente: speriamo ancora che il buon senso prevalga, perché di catafalchi in giro ne abbiamo già tanti, e ci bastano.

Comitato Tardini Sostenibile

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