Lo smart working (o lavoro agile) è una “modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali e un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro; una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività”, così viene definito dal Miur. La definizione di smart working, contenuta nella legge n. 81/2017, pone l’accento sulla flessibilità organizzativa, sulla volontarietà delle parti che sottoscrivono l’accordo individuale e sull’utilizzo di strumentazioni che consentano di lavorare da remoto (come, ad esempio, pc portatili, tablet e smartphone). In Italia lo smart working è divenuto necessità con le restrizioni imposte dall’arrivo del Covid-19. Tuttavia, terminata la fase pandemica, lo smart working registra ora un trend in crescita.

Dopo il picco della pandemia, seguito da una fisiologica riduzione negli ultimi due anni, nel 2023 i lavoratori da remoto in Italia sono 3,6 milioni – in leggera crescita rispetto al 2022, ma ben il 541% in più rispetto al pre-Covid. Nel 2024 si stima saranno 3,65 milioni gli smart worker in Italia. Sono questi alcuni dati contenuti nella ricerca condotta dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano.

A differenza di altri modelli organizzativi – ad esempio il telelavoro – lo smart worker rientra in una filosofia manageriale che introduce una nuova concezione del tempo e dello spazio di lavoro, che può, eventualmente, includere il lavoro da remoto. Fare smart working significa poter scegliere con autonomia e responsabilità gli orari di lavoro, utilizzare con flessibilità i diversi strumenti in base alle esigenze e scegliere i luoghi di lavoro all’esterno della sede aziendale o all’interno dell’ufficio in base all’attività lavorativa da svolgere.

Dalla stessa ricerca emerge che, nel 2023, i lavoratori da remoto sono aumentati soprattutto nelle grandi imprese con oltre un lavoratore su due, pari a 1,88 milioni di persone. Sono aumentati invece, solo lievemente, anche nelle PMI, con 570mila lavoratori. Nelle microimprese si segna un calo (620mila lavoratori, il 9% del totale) così come nelle Pubbliche Amministrazioni (515.000 addetti, il 16%). Quasi tutte le grandi imprese (il 96%) prevedono al loro interno iniziative di smart working, in larga parte con modelli strutturati, e con il 20% delle imprese impegnate a estendere l’applicazione anche a profili tecnici e operativi precedentemente esclusi.

Lo smart working ha effetti importanti sull’ambiente: 2 giorni a settimana di lavoro da remoto eviterebbero l’emissione di 480kg di CO2 all’anno a persona grazie alla diminuzione degli spostamenti e il minor uso degli uffici; inoltre, avrebbe ricadute sul mercato immobiliare e sulle città: il 14% di chi lavora da remoto ha infatti cambiato casa o ha deciso di farlo, scegliendo nella maggior parte dei casi zone periferiche o piccole città alla ricerca di un diverso stile di vita, con un effetto di rilancio per diverse aree del paese. Un cambiamento che ha generato iniziative di marketing territoriale e nuovi servizi, come nuove infrastrutture di connettività o spazi coworking. D’altronde, il 44% di chi lavora da remoto l’ha già fatto – almeno occasionalmente – da luoghi diversi da casa propria, come spazi di coworking, altre sedi dell’azienda o altri luoghi della città.

Le aziende che hanno iniziative strutturate di smart working rispetto ai suoi 4 pilastri (policy organizzative, tecnologie, riorganizzazione degli spazi e comportamenti e stili di leadership) presentano migliori risultati nella capacità di attrarre talenti, inclusività, engagement delle persone ed equilibrio nel rapporto vita-lavoro.
Proiezioni per il 2024

Praticamente tutte le grandi imprese prevedono di mantenere lo smart working anche in futuro, mentre solo il 6% si dichiara incerta a tale proposito. Nelle PA c’è invece maggior incertezza: il 20% che non sa come evolverà l’iniziativa, una titubanza che si avverte soprattutto nelle organizzazioni di minore dimensione. Seguono le PMI: il 19% non sa come o se la propria organizzazione prevedrà lo smart working. Complessivamente, si prevede per il 2024 una crescita del numero dei lavoratori coinvolti, che si stima arriveranno a 3,65 milioni.

(Fonte: Quotidiano.net)

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