Vi sono aree del mondo ancora poco note al grande pubblico italiano, nonostante non siano poi così lontane da un punto di vista geografico, ma che rivestono un ruolo non secondario nel panorama geopolitico mondiale. Una di queste è la parte meridionale della Russia europea: cosa sappiamo della “Montagna delle lingue” (così le fonti arabe medievali si riferivano al Caucaso)? E della Cecenia? Il saggio di Daniele Perra, “Il Caucaso dall’Imam Šamil a Ramzan Kadyrov” – edito a gennaio 2024 per conto delle Edizioni all’insegna del Veltro – si occupa, con dovizia di particolari, proprio della storia e della rilevanza geopolitica del Caucaso, la cui parte settentrionale ha svolto un importante ruolo nella storia russa.

Il libro si articola in due parti: la prima affronta la storia caucasica dall’età antica fino ad oggi, quindi anche la penetrazione dell’Impero russo nel Caucaso, cominciata nel XVI secolo e conclusasi verso la fine del XVIII secolo; la seconda si concentra sulla storia della Cecenia, descrivendo l’incontro dell’Islam con la legge consuetudinaria locale. A questo proposito, rievocando i conflitti scoppiati negli anni Novanta del secolo scorso e la successiva ricostruzione della regione nel contesto russo, l’autore non manca di sottolineare la differenza che separa l’Islam autentico e tradizionale dall’eterodossia wahhabita (“l’Islam americano”), la quale ha alimentato il separatismo ceceno patrocinato da Washington e da Londra. Tuttavia è stato proprio in Cecenia che la Russia, riaffermando la sua presenza nel Caucaso, ha potuto ricavare un suo spazio nel mondo musulmano.

Interessante il confronto che l’autore stabilisce tra la Cecenia di quel periodo e l’Ucraina di oggi: «Se si volesse azzardare un paragone, la condizione della Cecenia sul finire degli anni ’90 non era dissimile da quella attuale dell’Ucraina, dove i gruppi ipernazionalisti, pur godendo di scarso consenso tra la popolazione, riuscirono comunque ad occupare i gangli del potere».

Dopo essersi soffermato sulle due guerre cecene, Perra passa ad analizzare la figura di Akhmad Kadyrov, “le cui azioni sono spesso state accompagnate da motivazioni dettate più da considerazioni religiose e spirituali che puramente politiche”. L’allora Primo Ministro Putin valutò positivamente il carisma e la popolarità di Kadyrov senior, ritenendo che questi “avrebbe potuto presentare l’azione contro i separatisti come uno sforzo congiunto dei Russi e della popolazione locale”, privando in tal modo il movimento separatista “degli spazi di manovra e di qualunque legittimità”.

Akhmad Kadyrov venne ucciso in un attentato il 9 maggio del 2004. Nello stesso giorno, il figlio Ramzan Kadyrov si recò al Cremlino, dove fu ricevuto da Putin. Di lì a poco, egli venne nominato vice Primo Ministro della Repubblica Cecena, della quale è presidente dal 2007. L’autore conclude il suo studio scrivendo che “l’intervento diretto di Kadyrov nel conflitto ucraino ha privato di ogni fondamento il richiamo al gihad antirusso di alcuni terroristi filooccidentali di etnia tatara, attraverso i quali si pensava (molto probabilmente a Washington) di destabilizzare il controllo russo sulla Crimea e, di conseguenza, di limitare la proiezione di influenza russa sul Mar Nero (altra ossessione plurisecolare dell’Occidente)”.

Il libro di Perra ci pone di fronte a quella che Papa Francesco ha denominato “una Terza guerra mondiale a pezzi”. Ci porta, inoltre, a riflettere sull’aggressiva espansione della Nato, giunta ormai ai confini della Federazione Russa.

Matteo Pio Impagnatiello

(Foto da: Eurasia-rivista.com)

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