«I numeri ci dicono che l’incidenza del cancro sta aumentando in tutte le fasce d’età, soprattutto in quelle più avanzate. Ma quello che desta preoccupazione è l’aumento delle patologie oncologiche tra i giovani. Questo è oggetto di studi e una risposta definitiva potrà essere data soltanto tra anni. Intanto l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro sta sottolineando che ad incidere, molto probabilmente, è l’aumentata esposizione a fattori di rischio dall’età infantile, a partire dalla cattiva alimentazione».

Alimenti grassi e scarsa attività fisica

Così il professor Walter Ricciardi, ordinario di Igiene all’Università Cattolica e presidente del Board per la lotta al cancro della Commissione Europe, intervistato dalla Agenzia Dire in merito all’aumento (negli ultimi 30 anni) dei casi di tumore tra gli under 50, di cui si sta discutendo in questi giorni. «I numeri stanno crescendo non solo in Italia, ma in tutta Europa e in tutto il mondo – prosegue Ricciardi – e questo si verifica in maniera più spiccata nei Paesi industrializzati, dove c’è una maggiore esposizione ai fattori di rischio. Mi riferisco al consumo di alimenti ultra processati e di alimenti grassi ricchi di zucchero, ma anche a dieta eccessiva, sovrappeso ed obesità; inoltre, ci sono l’esposizione all’alcol, al tabacco e la scarsa attività fisica».

Bimbi sovrappeso, l’Italia la peggiore in Europa

Nel nostro Paese, in particolare, si registra la percentuale più elevata (pari al 42%) di bimbi in sovrappeso oppure obesi nella fascia di età 5-9 anni a livello europeo. «Alcuni genitori danno da mangiare ai figli esclusivamente merendine, cibi ad alto gradiente calorico e bevande piene di zuccheri – sottolinea – se a questo aggiungiamo, nel corso della vita, anche l’alcol e il fumo di tabacco si capisce come una esposizione pluriennale ai fattori di rischio determini una anticipazione del cancro». Il periodo di latenza dei tumori, ricorda Ricciardi, è «intorno ai vent’anni». Mentre in passato l’esposizione ai fattori di rischio avveniva in maniera più tardiva, dunque, oggi agisce più precocemente esponendo i soggetti più giovani ad avere una incidenza più anticipata. L’ambiente in cui si vive, intanto, può essere contaminato da sostanze chimiche pericolose che aumentano il rischio di tumore. Ma quanto incide realmente? «L’ambiente conta nel 20% dei casi – risponde Ricciardi alla Dire – mentre gli altri fattori di cui ho parlato raggiungono percentuali più alte, tra il 40%-50%”. Secondo Ricciardi, un altro problema che si aggiunge all’aumento dell’incidenza dei tumori è la problematica relativa al trattamento dei casi, perché «contemporaneamente stiamo assistendo ad un collasso del Servizio sanitario nazionale in tutte le sue articolazioni. Pensiamo anche all’aumento delle malattie croniche, che è un fatto eclatante ed evidente: purtroppo se non si fa prevenzione queste malattie aumenteranno ed esordiranno clinicamente e, quindi, saranno molto più difficili e faticose da trattare per un sistema sanitario in cui gli investimenti sono scarsissimi».

I grossi interessi commerciali

Come si sta muovendo nel frattempo l’Europa? «Stiamo lavorando e proponendo tutta una serie di soluzioni a livello di prevenzione, diagnosi, cura e qualità della vita. Ma va detto – sottolinea – che tutti i tentativi che stiamo facendo sul versante della prevenzione in questo momento sono frenati da grandi interessi commerciali che di fatto non rendono possibile una serie di misure. Abbiamo visto come si è tornati indietro sui pesticidi e questo significa che gli alimenti che noi mangiamo sono contaminati; abbiamo visto come non si riesce ad andare avanti sul ‘food labeling’, cioè sull’etichettatura del cibo, con delle etichette che aiutino i consumatori a scegliere gli alimenti più salubri e allo stesso tempo all’industria a produrre alimenti più sani. In Europa registriamo un enorme aumento dei tumori perché, di fatto, la prevenzione è sempre più difficile ed ostacolata da grandi interessi commerciali».

(Fonte: Corriereromagna.it)

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