Se a Parma si parla di calcio, al di là delle considerazioni sul rendimento della squadra o sul potenziamento dell’organico che il prossimo anno affronterà la Serie A (al netto di colpi di scena), è impossibile che non si discuta, anche accesamente, sul destino del nuovo stadio Tardini. A TV Parma, nei giorni scorsi, si è pronunciato l’assessore ai Lavori pubblici Francesco De Vanna, confermando che non ci sono state ulteriori richieste di modifiche al progetto e quindi di nuove proroghe sull’inizio dei lavori, mostrandosi altresì ottimista: “Siamo a buon punto. Confermo i tempi già indicati dall’assessore Bosi che vedranno a fine aprile il tratto finale e il voto a maggio in Consiglio comunale”. Ricordiamo che la proposta progettuale del Parma (la società sportiva) prevede di inserire nel nuovo impianto anche degli spazi commerciali, puntando ad ottenere la concessione per l’utilizzo del centro sportivo per anni pari a novanta. Come riportato dalla stampa locale, se il Consiglio comunale darà il via libera, il Parma potrà passare alla fase esecutiva: il costo dell’opera è stato quantificato in 138 milioni di Euro: poi sarà la società a chiarire dove giocherà la squadra durante il periodo del cantiere.

A proposito delle dichiarazioni di De Vanna, riportiamo di seguito la risposta del “Comitato Tardini Sostenibile”, che fa un quadro riassuntivo della situazione.

“I nostri ‘statisti’, ma non si vergognano? Da 4 anni il progetto di KK (Kyle Krause, l’attuale patron del club, ndr) non ha modificato una virgola: quello che voleva lo sta ottenendo. Le 11 prescrizioni? Un depistaggio per 8241 cittadini, presi in giro con una delibera che è carta straccia. Che schifo. Per rendere possibile la speculazione del privato i nostri amministratori non si fermano davanti a nulla: sono disposti a stravolgere un’area strategica e delicata della città con una variante urbanistica SCANDALOSA, per poi regalarla per sempre concedendo un diritto di superficie INUSITATO! Non hanno pudore, né spessore: ignorano il significato del loro mandato di gestori del bene collettivo, a breve e lungo termine. E senza nemmeno conoscere il progetto (tavole esecutive, documentazione, ecc.: ne abbiamo le prove) si permettono DI STORPIARE UN BENE PUBBLICO E DI CEDERLO A UN PRIVATO PER 3 GENERAZIONI! Un pezzo cruciale di Parma piegato ai voleri degli speculatori del calcio e regalato per 70/90 anni oggi all’americano, domani a chi lo sa. Ma ci rendiamo conto? Sappiamo quello che vuole dire! E’ questo che vogliamo? Non dobbiamo permetterlo, e non lo permetteremo”.

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