A Parma inevitabilmente tutto muore o sopravvive attaccato all’ossigeno, come la politica di Guerra o Lavagetto, come il giornalismo, come l’imprenditoria, come la città e i suoi abitanti. Non un sussulto, non un alito di novità: una città che piano piano si asfissia da sola, e la speranza è attaccata ad un filo invisibile che dondola, sospinta da un vento che non c’è. Provate a girarla, quartiere per quartiere, via per via, borgo per borgo, e poi ditemi cos’è che percepite.

Parma un tempo era città d’iniziative, di fervore, di novità, pervasa di vivacità. Oggi una città abbandonata, paralizzata dal nulla che si trascina stanca e senza voglie verso il baratro che gli è stato assegnato. Se qualcuno di voi viaggia ancora si sarà accorto certamente che il resto del mondo non sta a guardare le altre realtà che si rinnovano, si muovono, si reinventano, mentre qui è tutto fermo in attesa di qualcuno che non arriverà, perché qui tutto è in attesa di chi non è più in grado di fare nulla, perché chi è in grado di fare qualcosina è già prigioniero di una mano invisibile che glielo impedisce, e i padroni della città, che non si vedono ma che ci sono, hanno l’ipoteca su tutto o esercitano il pizzo in anticipo, perché non c’è foglia che si muova se loro non vogliono. E non venitemi a parlare di mafia che mi viene da ridere.

Scusatemi se vi ho tediato con queste mie parole, ma non voletemene, ho solo guardato un po’ in giro; se volete potete farlo anche voi, poi ne riparliamo. La stazione, via san Leonardo, via Garibaldi, via Mazzini, via Repubblica, via Farini, piazza Garibaldi, i borghi, l’Oltretorrente, le periferie… cos’è che vedete? Vedrete quello che ho visto e vedo io o qualcosa che non c’è perché non esiste, e non esisterà finché questa città resta e resterà com’è, perché chi la comanda la vuole così. E voi politici e voi cittadini senza idee la volete così o c’è qualche speranza?

Marcello Valentino

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