A questo si deve aggiungere anche la tassa di soggiorno, una vera e propria imposta che i comuni possono chiedere ai turisti che dormono in una struttura ricettiva della città. Ma da quando esiste questa tassa e a quanto ammonta?

Deliberata nel 2011, la tassa è nata per finanziare interventi in materia di turismo, manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali e ambientali locali e dei relativi servizi pubblici locali. Il primo anno a chiedere la tassa di soggiorno furono 13 comuni. Oggi in Italia sono 1.011 le amministrazioni che l’hanno implementata, a cui vanno aggiunte le province autonome di Trento e Bolzano. Secondo l’Osservatorio Nazionale sulla Tassa di Soggiorno (redatto da JFC) questa imposta ha generato un gettito di 702 milioni di € nel 2023 (+9,5% rispetto al 2022), che saliranno oltre gli 800 nel 2024. La città che raccoglie più soldi con questa tassa è Roma.

L’applicazione dell’imposta non segue un modello unico di calcolo, anzi: si va dal Comune che fissa una quota fissa differenziata per tipologia di struttura ricettiva (la formula più diffusa) a chi indica una quota in base al costo della camera, sino al comune che definisce una quota unica.

Lo scorso anno è stata deliberata anche la possibilità di aumentare la tassa, fino a un massimo di 10 €. A Roma l’ultimo ritocco è avvenuto lo scorso ottobre: ora nella capitale ogni visitatore deve pagare in media 5,50 € (rispetto ai 3,70 del 2023) per ogni notte. Ma nel 2025, anno del Giubileo, negli hotel a cinque stelle si potrà arrivare fino a 12 € persona. Facendo un esempio concreto, per una persona che soggiorna in un albergo 5 stelle da più di 600 € a notte, i 12 € della tassa di soggiorno non avranno un impatto. Diverso sarà per una famiglia di 4 persone che alloggia in una struttura dal costo di 100 € a notte, dove il prezzo potrebbe aumentare tra i 22 e i 36 € a notte, a seconda della categoria dell’hotel scelto.

A Firenze il Comune ha aumentato il tetto massimo fino a 8 euro. A Venezia, poi, oltre a questo tributo, dal 25 aprile sarà chiesto anche quello fisso di 5 € per i visitatori giornalieri. Milano anche ha lievemente alzato la tariffa a notte: gli alberghi 3 o 4 stelle chiedono 4,50 € rispetto ai 4 del 2023.

Barbara Casillo, Direttore di Confindustria Alberghi, in un’audizione al Senato aveva fatto notare come in Italia: «Siamo quelli con le tasse più alte e oltretutto non c’è chiarezza sulla destinazione di questi fondi». E questo è il punto più importante. Fino a oggi, capire come vengano impiegati i soldi delle tasse municipali non è facile, a volte impossibile secondo JFC che ha stilato l’Osservatorio. Le Amministrazioni Comunali, non sono infatti obbligate, per legge, a fornire il rendiconto dell’utilizzo, non esistendo, a tale proposito, un reale e sostanziale vincolo contabile specifico. Pertanto comunicano spesso solo quanto denaro hanno incassato e non il dettaglio dei reali investimenti effettuati. Negli anni sono stati rilevate spese sostenute con l’impiego di questa imposta per: pagare le bollette elettriche municipali, sostenere spese di viaggi istituzionali, asfaltature di strade e fogne, per attività formativa web per i dipendenti comunali e anche per ridurre la Tari.

Ora le cose potrebbero cambiare perché è stato finalmente approvato uno schema di riforma, grazie al quale i comuni dovranno fornire prove sull’effettivo utilizzo delle tasse di soggiorno ai fini di migliorare turismo, trasporti e accessibilità.

E all’estero?
La tendenza è la stessa: tassare i turisti. Lo scorso anno, per esempio, la Costa Azzurra ha aumentato del 34% la tassa di soggiorno, destinando gli incassi al potenziamento della rete ferroviaria del sud-est francese. A Formentera è raddoppiata la tassa di circolazione per chi entra con la propria auto o moto. Ad aprile di quest’anno è aumentata l’imposta a Barcellona e il governo della Norvegia sta valutando l’ipotesi di introdurla, destinandola alla manutenzione delle infrastrutture turistiche.

È evidente, dunque, che l’imposta di soggiorno più che un modo per contrastare l’overtourism, serva alle amministrazioni per incassare soldi che si spera siano re-investiti in attività dedicate al turismo per offrire servizi migliori ai turisti e anche ai cittadini. E d’altra parte è chiaro anche che questa tassa sarà sempre più diffusa e dovrà iniziare a essere conteggiata come parte della spesa di viaggio da parte dei viaggiatori.

(Fonte: Vanityfair.it)

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