L’Italia si posiziona come il Paese con il migliore indice di circolarità. Questo risultato positivo deriva soprattutto dalla gestione dei rifiuti: infatti l’Italia è prima in classifica per il tasso di riciclo dei rifiuti.

Il rapporto compara le performance di circolarità delle 5 maggiori economie dell’Unione europea (Italia, Francia, Germania, Spagna e Polonia). Per stilare la classifica, i 5 Paesi sono stati comparati usando gli indicatori della Commissione europea: produzione e consumo, gestione dei rifiuti, materie prime seconde, competitività e innovazione, sostenibilità ecologica e resilienza. Al primo posto della classifica spicca l’Italia con 45 punti, seguita da Germania, con 38, Francia, con 30, Polonia e Spagna con 26.

Ma quello italiano è un trend in crescita già dal 2021, quando il Paese ha registrato un tasso di riciclo dei rifiuti di imballaggio del 71,7%, superando di 8 punti percentuali la media Ue. Per quel che riguarda i rifiuti urbani, anche qui il dato è positivo: nel 2022 ha raggiunto il 49,2%, superando la media Ue del 48,6%, rimanendo però sotto la Germania (69,1%). E buone notizie anche per il riciclaggio dei Raee (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche), con un tasso dell’87,1% (dato 2021), superiore alla media Ue dell’81,3%.

In Italia le imprese con meno di 250 dipendenti costituiscono la quasi totalità delle aziende, e a loro volta sono composte prevalentemente da piccole aziende e microimprese. Il loro ruolo delle piccole imprese nella transizione verso un’economia circolare è essenziale.

Le piccole imprese appaiono sempre più consapevoli della necessità di avere un ruolo attivo nella transizione ecologica, non solo per ridurre gli impatti ambientali, ma anche per cogliere le opportunità di carattere economico connesse a una maggiore sostenibilità dei prodotti e dei processi produttivi, al contenimento dei costi di approvvigionamento dell’energia e delle materie prime, nonché alla competitività dei loro prodotti sui mercati.

Si riscontra, però, da un lato la carenza di adeguati strumenti e competenze aziendali, dall’altro la necessità di un contesto che sia in grado di favorire la transizione ecologica delle imprese più piccole attraverso efficaci politiche industriali e un quadro normativo di più semplice applicazione.

L’economia circolare innesca dei meccanismi virtuosi, tra questi la creazione di occupazione: per esempio, nel 2021, 4,3 milioni di persone erano impegnate in attività legate a questo settore, con l’Italia che contava 613.000 lavoratori nel comparto, rappresentando il 2,4%. Una percentuale che da sola non spiega l’impatto, ma se si considera che rappresenta un incremento del 4% rispetto al 2017 e che posiziona l’Italia al secondo posto dopo la Germania, allora l’importanza è evidente.

Nonostante i risultati positivi, il nostro Paese deve affrontare alcune criticità, per esempio, il consumo di materiali è aumentato dell’8,5% rispetto al 2018, raggiungendo 12,8 tonnellate per abitante nel 2022, pur rimanendo al di sotto della soglia della media europea, che si attesta alle 14,9 tonnellate. Inoltre, sebbene la dipendenza delle importazioni di materiali sia in calo rispetto al 2018, rimane ancora molto elevata (46,8%).

(Fonte: Gruppoiren.it)

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