Una tariffa oraria e l’obbligo di pagare una marca da bollo per poter entrare in carcere a visitare i propri pazienti. È questa la controversa prassi burocratica adottata dall’AUSL di Parma che ha sollevato forti polemiche e la ferma denuncia delle associazioni per la tutela dei diritti dei detenuti.

Mentre gli istituti penitenziari italiani soffrono di una cronica carenza di personale sanitario e di gravissime criticità nell’assistenza interna, alla Casa di Reclusione di via Burla l’ingresso dei medici specialisti di fiducia esterni è diventato un servizio a pagamento per gli stessi professionisti.

La denuncia, sollevata dall’associazione Yairaiha Ets e rimbalzata sulle cronache locali, ha svelato un iter burocratico ed economico giudicato da molti inaccettabile. Per poter varcare la soglia del carcere ed esercitare il diritto alla salute dei detenuti, un medico di fiducia esterno deve sottostare a due vincoli economici.

Al medico viene richiesto di firmare un contratto di “comodato d’uso” per i locali ambulatoriali interni al carcere. Trattandosi di un atto formale, il professionista è obbligato ad applicare una marca da bollo da 16 euro e a spedire il documento in formato cartaceo tramite raccomandata postale (con un ulteriore costo di circa 11 euro).

Una volta sbrigata la pratica burocratica, la permanenza del medico all’interno della struttura non è gratuita. Il professionista deve pagare una quota di 35 euro per ogni ora o frazione di ora trascorsa all’interno dell’ambulatorio del carcere per visitare il detenuto.

L’aspetto più contestato dell’intera vicenda risiede nella natura stessa di queste visite. Molti specialisti esterni si recano in via Burla per prestare la propria opera a titolo completamente gratuito o per seguire pazienti che non possono permettersi un’assistenza privata, configurando una vera e propria attività di volontariato o di continuità terapeutica medica.

La decisione dell’azienda sanitaria di applicare un contratto commerciale e una tariffa oraria trasforma l’accesso alle cure in un lusso e, come evidenziato dai critici del sistema, si traduce in una tassa sul buon samaritano a carico dei medici.

Le ripercussioni di questo sbarramento economico e burocratico ricadono direttamente sulle condizioni di vita della popolazione carceraria di Parma:

  • Tempi di attesa biblici: l’ottenimento del nulla osta per l’ingresso dei medici può richiedere fino a 12 mesi di attesa, paralizzando di fatto il diritto alla prevenzione e alla cura tempestiva.
  • Rinuncia alle cure: di fronte all’obbligo di dover pagare di tasca propria per lavorare, alcuni professionisti rinunciano all’incarico, privando i detenuti di consulti specialistici fondamentali.
  • Isolamento sanitario: a differenza dei colloqui con i familiari, le chiamate o i consulti video a distanza con i medici di fiducia (spesso a spese del detenuto stesso) non ottengono risposta o vengono sistematicamente rigettati per presunti motivi di sicurezza.

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