L’attivismo di Roberto Vannacci non è più un semplice rumore di fondo o un fenomeno folcloristico estivo per la coalizione di governo. Con la crescita costante del suo movimento, il generale eletto all’Europarlamento si sta trasformando in un vero e proprio rompicapo strategico per la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Le indiscrezioni che filtrano dagli stessi ambienti vicini al generale parlano chiaro: l’obiettivo finale non è la semplice rappresentanza di una destra radicale, ma la stessa guida del Paese.

A svelare le reali ambizioni di Vannacci sono le recenti dichiarazioni dei fuoriusciti dal suo stesso movimento. Secondo quanto rivelato da Luca Sforzini, ideologo di Futuro Nazionale recentemente allontanato dal generale, il piano strategico prevede di «fagocitare» politicamente Giorgia Meloni. “A Palazzo Chigi vuole andarci lui”, assicurano gli ex alleati, confermando che la narrazione pubblica di Vannacci — che recentemente ha persino “augurato” a Meloni un futuro come Presidente della Repubblica — nasconderebbe in realtà la volontà di liberare la poltrona di Primo Ministro per occuparla in prima persona.

Il piano a discapito della Premier si sviluppa su tre direttrici principali:

  • Intercettare il malcontento: Futuro Nazionale sta drenando consensi sia all’elettorato della Lega che a quello di Fratelli d’Italia. La strategia punta a raccogliere i voti di quella fetta di elettori conservatori che reputano l’azione del governo Meloni troppo “moderata” o appiattita sulle istituzioni europee.
  • L’opposizione nei fatti (ma non a parole): Nelle ultime settimane si è registrato un chiaro segnale in Parlamento, dove gli scissionisti ex leghisti e i parlamentari vicini a Vannacci hanno votato contro la fiducia al governo, pur difendendo i singoli provvedimenti. Una mossa studiata per logorare la maggioranza senza assumersi la colpa di una crisi al buio.
  • Il rifiuto del “voto utile”: Dal punto di vista comunicativo, il generale rifiuta la retorica del voto utile promossa da Fratelli d’Italia. Per Vannacci, richiamare gli elettori al voto utile è un segno di debolezza dei partiti tradizionali, forte di sondaggi e risultati che vedono il suo movimento in ascesa.

Mentre da via della Scrofa filtra la linea del “non dobbiamo vincere snaturandoci”, il generale continua a studiare i modelli della destra radicale europea (come l’AfD tedesca) per capire come massimizzare il consenso. Il silenzio di Palazzo Chigi racconta la prudenza di una Premier consapevole che la vera minaccia alla sua leadership, questa volta, potrebbe arrivare proprio dal suo stesso perimetro ideologico.

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