Published On: Mer, Lug 1st, 2020

Dopo il non esaltante caso del magistrato Palamara, anche Parma vide il connubio Giustizia e politica

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Le preoccupazioni per questo periodo incerto e per i suoi postumi economici hanno sicuramente distolto gran parte dei cittadini dall’osservare il triste spettacolo che è andato in onda in campo giudiziario, mentre allo stesso occorreva dedicare la massima attenzione, perché ha dimostrato come in basso sia caduta un’Istituzione indispensabile alla vita civile come la Giustizia e quindi far prendere coscienza ai cittadini della necessità di voltare pagine con comportamenti adeguati. Purtroppo è fondato il rischio che i cittadini non si sentano più uguali di fronte alla legge, come recita la Costituzione, ma esseri inermi e non tutelati.
Mi riferisco, ovviamente, al caso Palamara, il magistrato che da potentissimo tessitore di trame relative a incarichi e scelte nelle carriere dei magistrati che ora è stato cacciato dal sindacato di cui era il potente presidente, l’Associazione Nazionale Magistrati, e cacciato in malo modo da colleghi che, come lui, facevano parte del sistema.
Il Palamara ha replicato accusando i suoi giudici di avergli impedito di presentare anche una memoria esplicativa ed affermando che essi altro non erano che ipocriti e collusi. E’ divampato uno scontro durissimo col Palamara, che ha affermato di aver trescato i suoi colleghi con la politica e di essere con essa a livello di compromissione per aver piazzato amici in uffici prestigiosi, assegnati non ai più bravi, meritevoli o titolati, ma ai più raccomandati. Queste cose non si vedono tutti i giorni.
Il connubio tra politici e magistrati è purtroppo una delle piaghe del nostro Paese e anche la nostra città ne ebbe un esempio. Andiamo indietro di qualche lustro. Nel 1995 fu nominato Procuratore della Repubblica di Parma il dottor Gerardo Laguardia, una nomina inaspettata perché a tutti gli addetti ai lavori e non fu indifferente; gli stessi cittadini si aspettavano la nomina del dottor Vito Zincani, che aveva diretto con successo un pool di magistrati per il crack Parmalat. Nessuno come lui meritava l’incarico al quale aveva fatto domanda.
Le cose però andarono diversamente. L’allora sindaco Ubaldi aveva necessità di avere una procura amica; era indagato per il Duc e la cosa poteva anche avere un esito per lui incerto se non negativo.
Non si sa come conoscesse il procuratore di Piacenza Laguardia, che ha sempre abitato a Parma; sta il fatto che si recò più volte a Roma presso amici politici della corrente di Casini, per il quale era stato sfortunato candidato senatore, a perorare la causa del Laguardia e, siccome il vicepresidente del Csm era un casiniano, la cosa gli riuscì.
Appena arrivato a Parma il Laguardia ebbe in mano il fascicolo del Duc ed emise il suo verdetto: le indagini avevano riscontrato notevoli irregolarità, ma non avevano potuto riconoscere che vi fosse stata corruzione. Il procuratore chiese ed ottenne che il caso fosse archiviato. In poche parole il sindaco Ubaldi e l’assessore ai lavori pubblici non erano rei ma solo sprovveduti. Per la cronaca questa decisione fu sbugiardata dopo circa un mese dal Consiglio di Stato regionale che comminò ai due politici graziati dal Laguardia un’ammenda di parecchi milioni per danni al Comune. Tuttavia prevedendosi un lungo iter giudiziario ed essendo imminente la prescrizione del reato, la cosa finì lì. Nel ritardo delle indagini non fu indifferente l’intervento dell’allora giudice Piscopo, poi presidente del tribunale, che riconobbe nel caso Duc materia per l’intervento della Corte Costituzionale, cui fu inviato il fascicolo e le indagini vennero sospese. Passarono due o più anni, il ricorso alla Corte come previsto finì nel cestino ma nel frattempo il Duc fu completato; le indagini ripresero. L’intervento del Piscopo chiaramente era strumentale e di supporto all’Ubaldi che conosceva il giudice.
Anche se in modo soft il connubio politica e magistrati diede gli effetti desiderati ed un reato relegato nel novero dei tanti reati impuniti.
Questo connubio però non finì lì. Era nota la volontà di Ubaldi di ritornare a fare il sindaco, gli necessitava però liberarsi del sindaco Vignali che lui aveva sponsorizzato con l’intenzione di farne un burattino nelle sue mani, ma Vignali era di tutt’altra pasta e così Ubaldi gli fece la guerra che è finita come sappiamo col pesante intervento del procuratore Lagurdia che inventò addirittura reati nei confronti del sindaco Vignali. La stampa cittadina non fu clemente col Vignali, non riconobbe le azioni ingiuste del procuratore. Il motivo noto: Vignali aveva cancellato la metropolitana e su di lui si abbatté l’ira del costruttore omonimo dell’attuale sindaco. Il quotidiano ovviamente era dalla parte dell’imprenditore.
Laguardia con la politica ebbe anche scontri. Iscrisse nel registro degli indagati mezza Giunta Comunale, ovviamente una forzatura che finì in niente, ma innescò una decina di interrogazioni parlamentari da parte del presidente della Commissione Giustizia del Senato, Berselli, interrogazioni che finirono su “il Giornale” con affermazioni di Procuratore “abusivo” menzogne sui viaggi con Parmalat al seguito delle coppe europee e altro. In particolare abusivo lo era in pieno perché non richiese altra sede dirigenziale in altro tribunale (era alla vigilia della pensione). Anziché passare le consegne al Pm anziano in attesa della nuova nomina, si elesse lui anziano e rimase un altro anno abusivamente finché lo sostituì il Dr. Rustico, persona ottima che però anch’esso vicino alla pensione. Il Laguardia però fece causa la “Giornale”, causa che fu composta con la dazione di 25 mila euro che il giornale pagò pur avendo ragione: un processo ad Ancona con varie udienze sarebbe costato di più.
Da ricordare pure l’inerzia con la quale indagò sugli indagati funzionari comunali e imprigionati nel giugno 2011; lasciò in galera tutta estate i malcapitati per piccoli reati mentre lui si trovava in vacanza a Forte dei Marmi.
Anche i nostri articoli furono oggetto, questa volta di denuncia, subimmo un processo farsa ad Ancona con modesta condanna da un giudice decisamente ignorante non avendo sia lui che il Pm riconosciuto che le denunce di Laguardia erano state presentate fuori termine. Appellai questa indecente sentenza ormai vicina alla prescrizione e pure denunciai Pm e giudice, denuncia subito archiviata a l’Aquila, sede competente. Parlare di buffonate sarebbe riduttivo.
Raccontai questi fatti nel mio libro “Marpa” ed in svariati articoli sui settimanali “Voce” e “ZeroSette”. Pensavo di non ritornarvi se non fosse scoppiato il caso Palamara. E’ sempre penoso ricordare fatti che fanno perdere la fiducia nelle istituzioni. Ora però penso che si sia finalmente voltato pagine. A Parma ora la procura è in buone, anzi ottime mani, lo deduco dopo aver visto operare il nuovo Procuratore, penso che i parmigiani aspettassero questa gradita novità.
Luigi Derlindati

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