Published On: Mer, Lug 1st, 2020

Il Verde Pubblico ed il Comune non si conoscono

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Caro Direttore,
decisamente la nostra città ad assessori al Verde Pubblico non ha avuto, ultimamente, una gran fortuna. Dopo l’assessorato di Vignali che l’abbinava al più importante della Viabilità, la strada è stata in discesa. Si assistette, durante l’assessora Sassi all’abbattimento di alberi sanissimi spacciati per malati: tigli in viale Tanara e altre piante al Parco Eridania. Poi arrivarono le giunte Pizzarotti che proprio del Verde, come anche di altre cose, non ne sapevano nulla. Non mancò nemmeno l’abbattimento nel Parco Falcone e Borsellino di un grande albero, forse un salice, che aveva solo bisogno di essere potato mentre i tronchi tagliati rimasero il loco per alcuni anni (forse ve n’è ancora qualcuno).
Ora l’ultima notizia negativa: i 106 alberi (in gran parte querce) piantati in sostituzione dei pioppi abbattuti in viale Villetta sono quasi tutti seccati. Nessuna meraviglia, la morte di alberi o cespugli appena messi a dimora pare sia una costante. Ricordo che il Parco Eridania fu attrezzato con alberi e cespugli, alcuni dei quali erano ortensie. Forse i soloni politici addetti non sapevano che i trapianti per almeno un paio d’anni abbisognano di abbondanti innaffiature, specialmente se le loro dimensioni sono di tutto rispetto. I curatori (?) parmigiani del verde mettono sì a dimora cespugli e anche siepi ma poi non li fanno innaffiare ed il risultato è sotto gli occhi dei frequentatori dei parchi.
Gli alberi poi o non sono potati per niente o lo sono in modo brutale come i due gelsi che si trovano nel Parco Eridania di fronte agli uffici dell’auditorium e la statua di Toscanini.
La Gazzetta ha dedicato alla fine ingloriosa degli alberi di viale Villetta un ampio articolo con foto, riportando il pensiero dell’assessore ai lavori pubblici che ha individuato nel fenomeno la siccità post trapianto e la difficoltà di operare da parte della ditta fornitrice degli alberi, causa il coronavirus.
Osservo che per innaffiare gli alberi bastava che il Comune mandasse un’autobotte, tipo quelle che innaffiano le strade d’estate a bagnare i trapianti. L’incarico “innaffiatorio” però era della ditta fornitrice che si farà carico di sostituire gli alberi secchi, cioè la quasi totalità, ci dovevano pensare loro.
Vedere morire una pianta, per chi ama il Verde, è sempre un dispiacere e la giustificazione dell’assessore anche se assolutoria dimostra la noncuranza di fronte al periodo siccitoso; bastava come detto inviare un’autobotte.
Non è la prima volta che intervengo sul Verde: tempo fa portai l’esempio di una città francese in cui, con frequenza bisettimanale, d’estate una piccola autobotte passava ad irrorare piante e cespugli. La fotografai e pubblicai sul settimanale le relative foto nella speranza che l’esempio fosse recepito dall’assessore competente. Pia illusione.
Credo che chi si interessa del Verde deve primariamente amarlo come fosse cosa propria ed essere quindi un competente in materia, caso contrario i risultati sono quelli che ho descritto e l’incuria del Verde per una città che ha tante ambizioni è una delle cose più importanti, poiché riguarda la bellezza che la circonda; se questa bellezza è trascurata ne soffre la sua immagine e chi la visita non può che avere una pessima impressione ed anche pensare: se curano altre cose come curano il Verde…
Luigi Derlindati

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