6 casi accertati allo Spallanzani. Possibile legame con le Canarie

 

Vaiolo delle scimmie. Ad oggi sono almeno 8 i Paesi europei che hanno registrato casi di vaiolo delle scimmie negli ultimi giorni. Lo riferisce l’Oms precisando che si tratta di Belgio, Francia, Germania, Italia, Portogallo, Spagna, Svezia e Regno Unito. Al di là dei Paesi dove il virus è endemico, casi recenti sono stati riportati anche in Australia, Canada e Stati Uniti. ANSA/NAZIONI UNITE

 

“In specifici contesti ambientali ed epidemiologici, sulla base delle valutazioni delle autorità sanitarie, potrebbe essere richiesta l’applicazione di misure quarantenarie”. Lo indica la nuova circolare del ministero della Salute di aggiornamento sui casi di Vaiolo delle scimmie.

I contatti asintomatici “non devono donare sangue, cellule, tessuti, organi, latte materno o sperma mentre sono sotto sorveglianza”. Lo indica la nuova circolare del ministero della Salute ‘Casi di vaiolo delle scimmie. Aggiornamento sulla situazione epidemiologica’. La circolare specifica che i contatti “devono essere monitorati almeno quotidianamente per l’insorgenza di segni/sintomi per un periodo di 21 giorni dall’ultimo contatto con un paziente o con i suoi materiali contaminati durante il periodo infettivo. I sintomi includono mal di testa, febbre, brividi, mal di gola, malessere, astenia, eruzione cutanea e linfoadenopatia”.

“Ho avuto notizia di un sesto caso di vaiolo da scimmie preso in carico dall’Istituto Spallanzani con un link di ritorno dalle Canarie”. Lo ha dichiarato Alessio D’Amato, Assessore alla Sanità della Regione Lazio. “Attualmente sono quattro i ricoverati tutti in buone condizioni cliniche – ha continuato D’Amato -. Uno è seguito a domicilio. L’altro è il caso toscano. Prosegue l’indagine epidemiologica. Nessun allarme, ma il sistema di sorveglianza infettivologica è in stato di massima attenzione”.

“Sono in corso gli accertamenti su altri casi sospetti”, ha precisato, aggiungendo che sono 16 i contatti in isolamento. I ricercatori dello Spallanzani hanno “completato la prima fase dell’analisi della sequenza del DNA del Monkeypox virus dei primi tre casi italiani”. I campioni risultati postivi – rende noto l’Istituto- “sono stati sequenziati per il gene dell’emoagglutinina (HA), che consente l’analisi filogenetica”. I campioni sono tutti risultati affini al ceppo dell’Africa Occidentale “con una similarità del 100% con i virus isolati in Portogallo e Germania”. “Potremmo essere anche in Italia di fronte a un virus “paneuropeo“, correlato con i focolai in vari paesi europei, in particolare quello delle Isole Canarie”, sottolinea l’Istituto.

 

Il professor Massimo Galli, ordinario di malattie infettive presso l’Università di Milano e infettivologo dell’ospedale Luigi Sacco ospite del seminario su utilizzo improprio di antibiotici e alla conseguente antibiotico-resistenza organizzato presso la sede della casa farmaceutica Damor di Napoli, 24 maggio 2022
ANSA / CIRO FUSCO

 

Il cosiddetto vaiolo delle scimmie rimarrà un fenomeno contenuto, probabilmente limitato ad un focolaio inziale circoscritto”. Così il virologo Massimo Galli, rispondendo alla domanda di un giornalista a margine di un seminario scientifico a Napoli. “Non è affatto un virus delle scimmie – ha aggiunto Galli – è un virus presente probabilmente in alcune specie di roditori. Uomini e scimmie ne sono solo vittime accidentali, e quindi non è un virus rilevante per la nostra specie”. “I poxvirus – ha aggiunto il virologo – sono molto diversi da quello del Covid, sono virus a DNA e tendono ad adattarsi in numero enorme, in migliaia di anni, ad una propria specie”. “Il vaiolo definito ‘della scimmia’ – ha detto ancora – è un virus un po’ meno selettivo, ma è probabile che un suo serbatoio sia rappresentato da un roditore africano, probabilmente scoiattoli del genere ‘funisciurus’, che sono quelli più candidati, tra tutti, per le ricerche eseguite”. “L’epidemia – ha concluso Galli – sembra essere sta determinata da maschi che fanno sesso con maschi, probabilmente scaturita da un ampio raduno alle Canarie”.

“Non credo che siamo nelle condizioni di riproporre una vaccinazione di massa” contro il vaiolo delle scimmie, “perché una vaccinazione ha i suoi costi in termini di effetti collaterali, soprattutto trattandosi di un vaccino contro il vaiolo. Inoltre esiste un farmaco, anche se non ancora sperimentato in modo significativo sull’uomo”. Lo ha spiegato ad Agorà, su Rai 3, Massimo Galli, professore di malattie infettive presso l’Università Statale di Milano. Il farmaco in questione è “il tecovirimat ed è disponibile in quantitativi per ora modesti ma sembra utile per tutti i tipi di vaiolo”, ha precisato Galli. Era stato studiato per essere usato “in caso di attacchi di bioterrorismo con vaiolo e inibisce una proteina cruciale per il virus”, la P37, e conservata al 98% in tutti i virus del vaiolo. Quindi, ha concluso, “non siamo messi così male”.

Per quanto riguarda la ricerca, l’analisi di sette casi di vaiolo delle scimmie registrati in Gran Bretagna tra il 2018 e il 2021 ha mostrato alcuni benefici grazie alla terapia con uno degli antivirali (tecovirimat) sviluppati per il vaiolo umano e usato ‘off label’ su questi pazienti. Secondo uno studio coordinato da Nick Price del Guy’s & St Thomas’ NHS Foundation Trust, la terapia con tecovirimat potrebbe ridurre la durata dei sintomi e della contagiosità. È quanto riportato sulla rivista The Lancet Infectious Diseases.

Gli esperti hanno testato due antivirali sviluppati per il vaiolo, brincidofovir e tecovirimat, indicando che brincidofovir non ha avuto effetti significativi. Mentre i funzionari della sanità pubblica stanno cercando di capire la causa dei focolai di vaiolo delle scimmie in atto in Europa e Nord America – che hanno colpito diversi pazienti che non hanno riferito né di aver viaggiato né di avere un legame con un caso noto in precedenza – questo studio offre le prime informazioni sull’uso degli antivirali per il trattamento del vaiolo delle scimmie nell’uomo, afferma l’autore principale del lavoro, Hugh Adler della Liverpool University Hospitals NHS Foundation Trust.

In questo lavoro si è indagato l’uso dei due antivirali su 7 casi di vaiolo delle scimmie, di cui 4 importati dall’Africa e i restanti tre risultato del contagio diretto uomo-uomo avvenuto nel Regno Unito. Si è trattato di casi lievi, benché gestiti in ospedale in condizioni di isolamento onde evitare il diffondersi del virus. Gli esperti hanno usato off label i due antivirali pensati per il vaiolo umano, per verificarne l’efficacia su quello delle scimmie, visto che in passato i due antivirali erano risultati efficaci in test su animali. E’ emerso che uno dei due antivirali – tecovirimat – potrebbe ridurre la durata di sintomi e contagiosità dei pazienti affetti da vaiolo delle scimmie.

Adesso che i casi di vaiolo delle scimmie stanno aumentando in diversi paesi è importante avere dati di sperimentazione clinica e “siamo lieti di condividere alcune delle nostre esperienze collettive nella gestione di questa patologia, in precedenza rara e sporadica”, concludono gli autori del lavoro.

Fonte articolo: ANSA ]

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