GUSTO! Al San Paolo Gli italiani a tavola. 1970-2050” è il titolo della mostra, allestita negli spazi del Laboratorio Aperto del Complesso, in vicolo delle Asse 5, che rimarrà aperta fino al 27 novembre mercoledì, giovedì e venerdì dalle 16 alle 19; sabato e domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19 con ingresso gratuito.

Il gusto di cucinare, di prendersi cura a tavola dell’io e dell’altro è un atto sociale. GUSTO! Al San Paolo Gli italiani a tavola. 1970-2050, mostra a cura di Massimo Montanari e Laura Lazzaroni, ideata e prodotta da M9 – Museo del ’900 e con la grafica di Camuffolab, arriva il 23 settembre al Laboratorio Aperto del Complesso di San Paolo con ingresso gratuito.

La mostra è stata realizzata con il contributo dei Fondi europei della Regione Emilia-Romagna – asse 6 azione 6.7.2 Por Fesr 2014-2020 e successivamente con risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione FSC 2014-2020.

Un viaggio lungo ottant’anni nella gastronomia italiana, attraverso oggetti, immagini e attività esperienziali, che ha come obiettivo la narrazione della simbiotica relazione tra gli italiani e il cibo. Una connessione radicalmente trasformatasi negli ultimi decenni che, nelle intenzioni dei curatori, disegna una traiettoria per indagare passato e presente e immaginare cosa può riservare il futuro.

«La mostra che M9 ha voluto – spiega Luca Molinari, Direttore scientifico di M9 – Museo del ’900 – è una vera officina, in cui abbiamo individuato, assieme ai nostri curatori, al comitato scientifico e a un folto gruppo di esperti e istituzioni, una lunga serie di micro-storie che possono aiutarci a capire la ricchezza e la densità del gusto italiano per il cibo, la complessità dell’ecosistema ambientale e sociale cui è collegato e le potenzialità che possiede come risorsa vitale da esplorare per guardare alle sfide future. Una riflessione dovuta oggi più che mai, visto il momento storico che stiamo attraversando, in cui pandemia e guerre stanno sicuramente influenzando il nostro rapporto con il cibo».

Al centro della riflessione, quindi, la parola “gusto”, capace di rappresentare la complessità dei temi legati al cibo e a ciò che vi è intorno. «Quando abbiamo progettato questa mostra non abbiamo pensato solo al cibo o agli chef», dichiarano i curatori. «Abbiamo costruito una grande casa fatta di stanze che raccontano il gusto degli italiani la biodiversità dei prodotti, i ristoranti e i mercati, il cibo di strada, i flussi migratori, le sfide dell’ambiente e della salute».

Il percorso espositivo si sviluppa attraverso un viaggio emotivo alla scoperta degli ingredienti, delle ricette, della storia e delle curiosità gastronomiche italiane, svelando un vero e proprio atlante del gusto italiano dal 1970 al 2050.

Fondamentale il contributo di un comitato scientifico d’eccellenza, che ha affiancato i curatori Massimo Montanari (professore di Storia dell’alimentazione all’Università di Bologna e fondatore del Master “Storia e cultura dell’alimentazione”) e Laura Lazzaroni (giornalista, scrittrice ed esperta di pane e grano), composto da: Marco Bolasco (giornalista enogastronomico e direttore scientifico dell’area enogastronomica di Giunti Editore), Fabio Parasecoli (professore di Food Studies nel Nutrition and Food Studies Department della New York University), Ilaria Porciani (professoressa di Storia contemporanea, Storia della Storiografia e Storia dell’Ottocento presso il Dipartimento di Storia Culture e Civiltà Università di Bologna) ed Emanuela Scarpellini (professoressa di Storia contemporanea presso il Dipartimento di Studi storici dell’Università degli Studi di Milano).

La prima sezione della mostra è dedicata al lessico del cibo: parole ed espressioni come ricetta, soffritto, cervello, cuore, butta la pasta, al dente, radici, identità sono parte di un glossario costruito intorno all’universo del mangiare italiano, utile per orientarsi tra le sfumature dei termini cardine di questo “viaggio” e per arrivare a focalizzarsi sul gusto, protagonista in tutti i suoi aspetti, sociali, culturali e biologici.

Si prosegue con il tema del gusto italiano con una tavola periodica degli ingredienti: un elenco apparentemente infinito di prodotti che insieme rendono possibile e sempre diversa la cucina italiana. Formaggi e latticini, salumi e carni, frutta e ortaggi, oli e grassi, cereali e pasta, vitigni, DOP, DOCG e IGP, ma non solo.

La sezione dedicata al gusto del viaggio apre una riflessione sul modo in cui “esportiamo” il gusto italiano nel mondo, e anche su come il mondo vede il gusto italiano mentre quella intitolata

Gusto dell’incontro racconta l’incontro tra città e campagna, Nord e Sud dove il gusto si pone come ponte culturale che protegge la varietà territoriale locale in chiave espansiva. Realizzata appositamente per l’esposizione di Parma sarà la sezione intitolata Il Gusto della creatività dove verranno messe in risalto su una grande mappa del mondo tutte le 49 Città Creative UNESCO per la Gastronomia, network di cui Parma fa parte, prima in Italia, dal 2015.

Una riflessione sul rapporto costruttivo con il cibo, nello sforzo di conciliare le dinamiche sociali del nostro tempo con un approccio salutare e positivo all’alimentazione Il gusto giusto ospita un focus sulla nutrizione e sulla salute, con infografiche e una creatività ad hoc sullo spreco alimentare, grazie al contributo di Eliana Liotta (giornalista, scrittrice e divulgatrice scientifica) insieme al team Smartfood dello IEO-Istituto europeo di oncologia e l’Istituto europeo per l’economia e l’ambiente (EIEE). Si tratta di una tappa fondamentale che accompagna il visitatore alla riflessione sul cibo e sulla nutrizione attenta al benessere fisico, all’ambiente, alla società, agli animali e sul rivoluzionario ingresso della scienza a tavola e il suo tentativo di oggettivare il cibo nonché una sosta immancabile prima dell’ultima sezione dedicata al gusto nel futuro.

Informazioni: laboratorioaperto.staff@comune.parma.it

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