A meno di un anno dalle elezioni presidenziali, l’America non è mai stata cosi divisa. Nel 2020 gli americani avevano votato massivamente à favore di Biden per fuggire dal caos dei quattro anni della presidenza di Trump. Nell’euforia della sconfitta di Trump, il sentimento generale era che l’America fosse tornata a una certa normalità. Anni dopo, l’incubo di una rielezione di Trump alla Casa Bianca si fa sempre più presente. Non solo Trump non ha mai ammesso di aver perso le elezioni, ma ha continuato senza tregua a sostenere di aver vinto e di essere stato derubato della sua vittoria. Questa sua persistenza sembra aver portato i suoi frutti visto che il 30% degli adulti americani crede che la vittoria di Biden sia stata una vera e propria frode. Questa percentuale sale a più del 60% tra gli elettori repubblicani. Se tutto questo non bastasse, per quasi la metà degli elettori repubblicani le 91 imputazioni a criminale di Trump non avranno nessun peso sul voto a suo favore.

Come spiegare una tale situazione quando non c’è mai stata nessuna prova di una tale frode che avrebbe potuto cambiare il risultato delle elezioni a favore di Biden? Delle quasi sessanta cause portate in tribunale invocando la frode, nessuna è stata ritenuta valida e tutte sono state respinte. Il ministro della giustizia, che è sempre stato un fedelissimo di Trump, facilitando tutte le sue pretese, ha dichiarato in più occasioni che non c’è mai stata frode e che Trump aveva effettivamente perso le elezioni. Due cose possono principalmente spiegare quello che appare come una incontrovertibile assurdità. La prima è che Trump, pur sempre vantandosi di essere un miliardario, è riuscito a convincere una larga parte dell’elettorato americano che lui era dalla parte di tutti quelli che il sistema americano aveva lasciato da parte, subendo anche il disprezzo dell’élite liberale. La seconda è stata la trasformazione del partito repubblicano stesso. Anche quando un repubblicano veniva eletto alla Casa Bianca, non aveva praticamente mai avuto la maggioranza del voto popolare. Trump stesso era stato eletto con tre milioni di voti in meno della Clinton. Con la vittoria di Trump, considerata improbabile nel 2016, il partito si è lentamente trasformato al suo volere, intimidito dal quasi culto manifestato dai suoi sostenitori, e anche convincendosi che la filosofia trumpiana fosse ormai la strada del potere. Il partito di Lincoln, e anche quello di Regan, non hanno più niente in comune con un partito ossessionato solo dal mantenere il potere a qualsiasi costo, lasciando da parte tutti i principi che ne avevano fatto un grande e glorioso partito nazionale. Pur conscio della volgarità, delle menzogne più spudorate, dei comportamenti al limite della legalità di un presidente indegno della presidenza della prima potenza mondiale, il partito ha semplicemente distolto lo sguardo, facendo finta di non vedere, minimizzando sempre tutto quello che suscitava controversia. I membri repubblicani del congresso, senatori e membri della camera dei rappresentanti, tranne pochissime eccezioni, non osano la minima critica contro l’ex presidente, per paura che i suoi elettori li puniranno al momento del voto. Il fascino del potere personale è più importante dell’interesse nazionale. L’esempio più lampante è che tranne un candidato, vale a dire l’ex governatore Christie, durante i dibattiti per scegliere chi sarà il candidato repubblicano alle prossime elezioni, nessun altro ha osato attaccare di petto l’ex presidente! Non li ha spinti a condannare un tale comportamento di disprezzo neanche il fatto che l’ex presidente abbia rifiutato di partecipare a tali dibattiti per evitare il confronto.

La prossima elezione sarà cruciale per il mantenimento di un sistema democratico come mai nella storia del paese. Gli americani dovranno decidere se sono pronti a riportare al potere un candidato che promette di abolire determinati articoli della costituzione, di usare il ministero della giustizia contro quelli che lui percepisce suoi nemici, di utilizzare l’esercito sul territorio americano a suo piacimento, di dichiararsi dittatore poiché pretende che come presidente sarà totalmente immune da qualsiasi atto compiuto nell’esercizio delle sue funzioni; oppure se riterranno più opportuno eleggere un candidato che intenda basare la propria presidenza sul rispetto della costituzione, sul benessere del paese e di tutti i suoi cittadini e sulla legalità più assoluta, dove nessuno, neanche il presidente, possa ergersi al di sopra della legge. Chi crede che le intenzioni dichiarate da Trump siano solo provocazioni, può fare riferimento al suo primo mandato per capire che lui dice effettivamente quello che pensa. Sarebbe dunque più prudente considerare seriamente tutto quello che molti vogliono soltanto intendere come sue spavalderie.

A meno di qualche evento totalmente inaspettato, è più che probabile che Trump sarà ancora una volta il candidato del suo partito e Biden quello del proprio. La cosa più sconcertante di questo scenario è che la maggioranza degli americani non vorrebbe nessuno dei due come rappresentanti dei rispettivi partiti. Ad ora, questa possibilità appare molto remota. Se le cose rimangono cosi, per gli americani sarà una decisione molto sofferta, soprattutto perché Biden parte da molto lontano. Il suo gradimento come presidente continua nella sua discesa anche tra i democratici stessi. Malgrado il fatto che la disoccupazione non sia mai stata cosi bassa, il costo della vita cresce sempre più e le famiglie medie americane hanno difficoltà ad arrivare à fine mese. Il disincanto di riportare l’unità del paese promessa da Biden è generale. Va inoltre considerata la sua età avanzata: avrebbe 86 anni alla fine del suo secondo mandato: questo fatto non può che rappresentare un handicap considerevole all’interno del suo stesso partito. I sondaggi valgono quello che valgono e bisogna prenderli con le molle, poiché nei prossimi mesi potrebbe succedere di tutto. Intanto il quadro attuale è poco incoraggiante e Trump è dato vincente in un’ipotetica replica del 2020. L’America dovrà riflettere a lungo prima di votare, perché il suo futuro come grande paese democratico potrebbe essere compromesso per molto tempo!

Franco Pillarella

Lascia una Replica

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *