I gatti alimentano un mercato i cui numeri sono in costante crescita. Un trend che deriva dalla progressiva umanizzazione degli animali da compagnia a cui assistiamo dalla fine del secolo scorso e dalla capacità del mercato di adeguarsi a e sbizzarrirsi per ogni tipo di esigenza, fra cui quella di rendere il nostro pet non solo felice ma il più possibile conforme alle esigenze del padrone, che siano di ordine pratico, estetico, umorale.

Per cominciare a dare un’idea, una stima spannometrica colloca il pet market globale (non solo gatti, ma anche cani, uccelli, piccoli mammiferi, pesci) alla quota impressionante di 220 miliardi di euro. Fra i leader mondiali, il colosso Nestlè, che nel 2001 ha acquistato il marchio Purina. In Italia dal rapporto Assalco – Zoomark 2023 si evince che il mercato per l’alimentazione di soli cani e gatti ha sviluppato un giro d’affari di 2.759,5 milioni di euro per un totale di 673.449 tonnellate vendute con un incremento del fatturato nel 2022 dell’11,4%. In crescita anche il settore degli accessori prodotti per l’igiene, antiparassitari, giochi, guinzagli, cucce, ciotole, e utensileria varia) che vale circa 80 milioni e registra il +3,2% rispetto allo scorso anno. Un mercato che come in Europa, è sostenuto soprattutto dai gatti: il contributo alla spesa dei 10,2 milioni di felini stimati vivere nelle case italiane supera il 53 %. Solo le lettiere valgono 87,7 milioni di euro, salendo a +9,7% rispetto all’anno precedente.

Un altro giro d’affari in crescita è la vendita dei gatti di razza, che si possono acquistare alle fiere, negli allevamenti, nei negozi e on line: assieme a quello dei cani, in Europa vale 1.9 miliardi di euro. Un mercato i cui numeri effettivi sono di difficile reperimento e che al netto di allevatori onesti e premurosi, cela maltrattamenti e attrae operazioni illegali. Alcuni stabilimenti detengono cani o gatti in condizioni di scarso benessere, sfiniscono le femmine per avere molte cucciolate ogni anno, trascurano gli animali a livello di alimentazione, alloggiamento, salute e condizioni igieniche e li vendono quando sono ancora troppo giovani (perché la vendita risulta più semplice e la produzione meno costosa). Di conseguenza molti animali presentano difetti fisici o sono malati e non ricevono trattamenti antiparassitari, raccontano dalla associazione Animal Law Italia. In pochi poi, commentano dalla onlus Cave Canem, hanno piena consapevolezza delle sofferenze e dei dolori costanti nel tempo, a cui vengono condannati i gatti di razza quali per esempio Scottish, Munchkin, Elf, Bambino e Dwelf: per saperne di più si consiglia di visitare il sito internet dell’ANVI Associazione Nazionale Medici Veterinari.

I diritti degli animali in commercio sono in crescita, ma più lentamente dei profitti che generano. L’unica disposizione che in Italia regola la vendita di animali tra privati o nei negozi è il decreto 529 del 1992, che vieta la commercializzazione di animali proposti come “di razza” senza certificato pedigree. Ma dal 2024 le regole potrebbero cambiare, dopo l’adozione da parte della Commissione Europea di nuove norme sul benessere degli animali da compagnia. Già alcuni paesi europei come Francia e Spagna vietano la vendita degli animali nei negozi. Una coalizione di associazioni animaliste inoltre in vista delle elezioni europee ha appena lanciato una campagna associata a una petizione che chiede un ‘Unione Europea più giusta anche per gli animali: fra i 10 punti proposti la riforma della legislazione europea sul benessere animale, l’abolizione di gabbie e trasporti a lunga distanza, lotta al randagismo e alternative alla sperimentazione. Tutte le info su https://voteforanimals.it/.

(Fonte: Ilmanifesto.it)

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