Quanto Krause sia “ricco” non sarebbe certo una questione che ci riguarda tutti, come privati cittadini, se non fosse che l’amministrazione comunale di Parma sta per consegnargli su un piatto d’argento uno dei più pregiati e importanti beni pubblici nel cuore della città, in quello che diventerà il più grande appalto in partenariato pubblico privato della nostra città dal dopoguerra, legandosi mani e piedi a questo personaggio con un contratto di concessione in project financing della durata di 90 anni. Per Forbes, la rivista di attualità economica e finanziaria più famosa del mondo, nella classifica dei più ricchi proprietari del calcio italiano, Krause non compare.

Il patrimonio immobiliare e le aziende di Krause
Dopo la vendita di Kum & Go e Solar Transport, le due società che rappresentavano la quasi totalità del volume di affari del gruppo Krause, le sole attività rimaste in USA, in grado di produrre entrate significative, sono le rendite immobiliari di Krause+. Stando ai dati del registro della contea di Polk, Krause+ detiene immobili per un valore complessivo $ 54,6 milioni (valutazioni peritali al 2023), in grado di produrre (a canoni di affitto medi del mercato immobiliare di Des Moines e tasso di occupazione al 100%) sì e no $ 11 milioni di ricavi all’anno. Poi c’è il Krause Gateway Center, che ha un valore di $ 81,9 milioni ed essendo a disposizione della proprietà non produce entrate. A conti fatti sono immobili per un valore di $ 136,5 milioni. Insomma, tutto il patrimonio immobiliare di Krause a Des Moines non basta a compensare nemmeno la metà delle perdite economiche che il Parma Calcio 1913 ha registrato a bilancio da quando il tycoon d’oltreoceano ne ha preso il timone (€ 288 milioni, al cambio attuale, sono $ 312 milioni). Poi ci sono due aziende agricole: Teamwork Ranch con varie coltivazioni e un allevamento di ovini e Dalla Terra Ranch con un habitat per le quaglie. Per quanto riguarda l’Italia, Krause possiede due aziende vinicole, Vietti ed Enrico Serafino, e l’hotel Casa di Langa, che insieme rappresentano un patrimonio netto di € 22,7 milioni, realizzano € 29,7 milioni di ricavi annuali e € 1,1 milioni di utile complessivo (bilanci 2022).

Tutte le attività in USA e Italia, escluso il Parma Calcio, producono ricavi intorno a € 42 milioni
Se ne deduce che tutte le attività americane e italiane di Krause in grado di realizzare entrate significative, escluso il Parma Calcio 1913, producono ricavi complessivi intorno a € 42 milioni. È il volume di affari di uno dei tanti salumifici medio-grandi della nostra provincia. A quanto pare c’è un elefante nella stanza, ma nessuno lo vuole vedere. C’è un soggetto privato, che può contare sul volume di affari di una media impresa della nostra provincia, che in poco più di 3 anni ha impegnato la bellezza di € 400 milioni (di cui € 288 milioni letteralmente bruciati in perdite) in un club di calcio che divora € 80 milioni all’anno e, non contento, vuole impegnare almeno altri € 170 milioni in uno stadio che non riuscirà a ripagarsi da solo, come dimostrato nel nostro articolo Stadio Tardini: purché non se ne parli. Ma nessuno ne parla, nessuno sembra porsi il problema.

Il silenzio “assordante” di politica e stampa sulla questione economica
Della questione economica non se ne parla e chi osa farlo viene sistematicamente messo a tacere con il mantra — ripetuto a pappagallo da politici, stampa locale, tifosi, opinionisti, blogger, cattedratici di economia aziendale e comitati no stadio — che “Krause è ricco e se lo può permettere” e ancora “Krause, coi suoi soldi, fa quello che vuole”. Questo sarebbe legittimo se si trattasse soltanto dei suoi affari privati, ma così non è, dato che pretende la concessione quasi secolare, peraltro a titolo gratuito, di un bene pubblico del valore di € 55,6 milioni a bilancio del Comune di Parma. Il dibattito sul nuovo stadio viene incanalato (e banalizzato) ad arte sugli ideologismi di moda cari agli ambientalisti — dopo i nidi del “falco cuculo” per la TiBre e le rotte migratorie dell’”albanella pallida” per il ponte sullo stretto di Messina, ecco il taglio dei “tigli” per il Tardini — e sulla “delocalizzazione”, oppure viene depotenziato a mera disputa tra tifosi desiderosi di avere lo stadio in centro e residenti contrari alla sua ricostruzione in loco. Nessuno affronta la questione economica. Nessuno parla di quali sono i reali rischi e oneri che finiranno per pesare sulle finanze del Comune se l’amministrazione comunale avallerà la concessione pubblica quasi secolare in project financing di un progetto stadio che ha un piano economico finanziario irrealistico e insostenibile, come dimostrato nel nostro articolo Stadio Tardini: tra il privato e il Comune, alla fine chi pagherà il conto?

Perché il sindaco Michele Guerra, la maggioranza in consiglio comunale e le (presunte) opposizioni non affrontano la questione economica?
Nessuno si chiede come sia possibile che Krause possa conferire e perdere, ogni anno, cifre a 7-8 zeri solo per “garantire la continuità aziendale” (cioè, evitare il fallimento) di un club di calcio e per quanto tempo potrà ancora durare. Se la situazione patrimoniale e il volume di affari di Krause sono questi, perché nessuno si interroga sulla provenienza del fiume di denaro versato nel Parma Calcio? Se Krause si avvale di appoggi esterni (banche, finanziatori terzi o altro), al ritmo con cui brucia e non recupera centinaia di milioni, fino a quando potrà contare sul loro sostegno? Come mai il sindaco Michele Guerra, la maggioranza in consiglio comunale e le (presunte) opposizioni non affrontano seriamente la questione economica, che vede indissolubilmente connessi il club di calcio e il progetto del nuovo stadio? A quali soggetti potrebbe convenire un eventuale fallimento della società di calcio e della gestione del nuovo stadio, (magari) per poterle rilevare a prezzo stracciato, coi rischi d’impresa dello stadio che, grazie a un contratto di concessione pubblica in project financing, potrebbero finire, in parte o in tutto, a carico del Comune?

Osservatorio Stadio Parma

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