Oltre 2000 presenze nelle giornate della quarta edizione del Torcularia Book Festival. Festival della Conoscenza che dal 13 al 16 giugno hanno animato il parco della splendida Villa Pallavicino, ad Arola – fraz. di Langhirano, con Lectiones Magistrales, tenute da alcuni degli intellettuali di spicco del panorama culturale italiano, e Incontri con l’Autore con scrittori e personaggi di fama nazionale e internazionale.

Protagonista dell’incontro pomeridiano è stato lo scrittore, noto psichiatra e neurofarmacologo Vittorino Andreoli, in una intervista coinvolgente, e ricca di spunti di riflessione, ispirata al suo libro “L’educazione (im)possibile – orientarsi in una società senza padri”. Andreoli ha parlato dell’educazione, del rapporto genitori e figli con una attenzione particolare a quello padri e figli. Perché il problema non è il conflitto ma la capacità di percepirlo e affrontarlo, anche in virtù della sempre più insistente complessità data dal cambiamento della società. Una complessità di cui bisogna tenere conto, così da aggiornare i criteri dell’intervento educativo, che deve essere sempre e comunque fondato sull’amore.

“Qual è la funzione del padre nel problema educativo dei figli? Spesso vengono accusati di essere assenti, di non riuscire ad ascoltare i figli e quindi di essere autoritari. La figura del padre è fondamentale, ma deve preoccuparsi degli affetti più che dei comandi e dei principi. – sostiene Andreoli – Un padre deve mostrare sentimento, il bisogno del figlio, e allora ecco che il problema passa dal comprendere prima di voler indirizzare e guidare. Quindi il padre diventa fondamentale proprio perché l’adolescente ha bisogno di proiettarsi, di figure di riferimento che è inutile cercare al di fuori della famiglia”.

Sul palco della sera, a salutare una platea al completo, la scrittrice, drammaturga e attrice Lella Costa con una indimenticabile Lectio ispirata al suo spettacolo “Intelletto d’amore”. L’interpretazione di Beatrice, Francesca, Gemma e Taide, donne diversissime che hanno in comune un uomo, Dante Alighieri. Storie differenti tra loro: due Dante le ebbe accanto in vita, Beatrice e Gemma, la musa e la moglie, due le cantò nella Divina Commedia, l’amante e la cortigiana. Con tanta ironia e acume, Lella Costa le ha chiamate a raccontarci la loro vicenda, ricostruendo pensieri e visioni, ricordo del primo amore, puro e casto, diventa terreno di fuga quando gli amori veri diventano dolorosi e difficili.

“Ho riportato uno spettacolo nato nel 2021, anno del settecentesimo anniversario dalla morte di Dante Alighieri. Insieme a Gabriele Macis abbiamo costruito una narrazione, anche molto scherzosa, ma di profonda emozione sulle donne di Dante a partire dalla moglie Gemma Donati, di cui nessuno sa nulla, per poi passare a Francesca da Rimini, e finire con il personaggio che ho amato di più, Beatrice, che spiega il suo rappresentare il primo amore di tutti. Dante, infatti, si innamora di lei quando aveva nove anni ed è quell’immagine che si porta dietro tutta la vita. Proprio su quella immagine di bimba inconsapevole si costruisce un amore idealizzato. Abbiamo creato un gioco con i testi di Dante e alcune contaminazioni nella contemporaneità”.

(Fonte: Gazzettadellemilia.it)

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