Dai pannolini al latte in polvere, passando per nido, centri estivi, sport. E poi ancora i libri scolastici, le gite e i corsi per imparare le lingue straniere. Avere un figlio è una spesa importante, come sanno bene cinque italiani su dieci che vivono con i propri figli. Ma di che cifre parliamo? A dircelo è l’ultimo Report FragilItalia, elaborato da Area Studi Legacoop e Ipsos, che segnala come, in media, i figli assorbano il 34% della spesa media mensile familiare.

Uscite che si moltiplicano in alcune fasi della vita, “con due grandi ondate: dai picchi della prima infanzia, si passa a un periodo più ‘gestibile’ durante le elementari, con una nuova impennata delle spese nel periodo di medie e liceo”. A raccontarlo a Fortune Italia è Lucia Scopelliti, mamma di cinque figli – dai 4 ai 16 anni – che vive e lavora a Milano. Un caso particolare il suo, per un Paese che fa i conti con il continuo calo della natalità.

Ma vediamo qualche dato. La ‘regola del pollo’ di Trilussa (se qualcuno mangia due polli e qualcun altro no, in media hanno mangiato un pollo a testa, anche se di fatto uno è rimasto a zero) è confermata dal Report FragilItalia: al di là della media sopra citata, per un terzo delle famiglie la spesa per i figli rappresenta tra il 40% e il 70% del bilancio familiare.

E, naturalmente, nel caso di una prole numerosa (sempre più raro in Italia), l’esborso si moltiplica. Ma c’è anche una questione di genere. Se avete qualche dubbio, sappiate che “alla fine – calcola Scopelliti – in media le femmine finiscono per costare di più, considerate anche le attività pomeridiane e gli sport. In piscina, dopo il caro energia, ci hanno dato una scheda per il phon che costa 10 centesimi al minuto e le ragazze, con i capelli lunghi, la prosciugano”.

Così, per sostenere queste spese, 6 genitori su 10 finiscono per rinunciare agli acquisti per sé, al ristorante o riducono le vacanze. Mentre 3 su 10 hanno dovuto imporre rinunce ai figli in fatto di abbigliamento, smartphone o uscite con gli amici.

Nel caso di figli maggiorenni (il 19% ne ha tra i 19 e i 25 anni; il 23% oltre i 25 anni), quasi la metà (il 47%) sono totalmente a carico dei genitori, mentre il 29% lavora e contribuisce alle spese della famiglia. Il 24% dei figli maggiorenni, però, pur lavorando continua a vivere con la famiglia. E non si tratta di un atteggiamento da ‘bamboccioni’, quanto delle conseguenze dei costi degli affitti.

Stando all’indagine, in testa alla classifica delle voci che più incidono ci sono abbigliamento (63%), testi e libri scolastici (51%), scarpe, borse e accessori e attività sportiva (48%), pasti fuori casa (46%), seguite dal materiale scolastico, le spese mediche, lo svago e gli spostamenti (tutti al 45%). Quattro intervistati su dieci (il 41%) indicano le spese per rette scolastiche, universitarie e asilo. Inoltre le spese per i figli pesano, soprattutto, sul bilancio familiare dei genitori under 30, per chi vive nelle isole e per le famiglie del ceto popolare.

C’è poi il caso delle grandi città. “A pesare di più a Milano – puntualizza Scopelliti – sono la retta del nido, insieme ai pannolini, al baby food e alla baby sitter se si lavora a tempo pieno. Pensate che la retta di un asilo nido fino a due anni fa oscillava intorno ai 450 euro al mese nel caso di strutture comunali o in convenzione, per salire a 700-900 euro nel privato. Quando finalmente si arriva alla scuola materna e alle elementari, si respira un po’: c’è da pagare la mensa, ma ad esempio alla primaria non c’è la spesa dei libri. Si comincia però con i corsi sportivi”.

In questa fase poi, “c’è il dramma dei centri estivi che a Milano, per chi come me ha cinque figli di cui quattro nell’età giusta, comporterebbe un esborso superiore ai mille euro al mese”. Piscine, oratori, centri sportivi causano, infatti, un’emorragia di fondi che fa guardare con desiderio a settembre.

Dopo il picco della prima infanzia e la pausa delle elementari, con la crescita dei figli la spesa torna ad esplodere: “Libri scolastici, sport, lingue straniere e corsi all’estero: gli esborsi tornano a schizzare. Al momento – racconta Scopelliti – nel mio caso tre figli su cinque devono acquistare i libri, poi c’è il contributo scolastico volontario, che varia da istituto a istituto, mentre i corsi sportivi vanno da 300 euro a 900 euro per tutto l’anno. Senza parlare della spesa per la baby sitter: con tasse e contributi si viaggia sugli 800-1.000 euro al mese”.

Così non resta che ‘tagliare’ sulle altre spese: lo fanno anche i figli. Stando al Report, infatti, il 37% dei ragazzi ha dovuto rinunciare a spese per abbigliamento e scarpe o allo smartphone nuovo, il 30% alle uscite con gli amici, il 25% a un viaggio studio all’estero, il 23% a iscriversi al corso di studio che desiderava.

E i genitori? “Cene fuori abolite o limitate alle occasioni eccezionali – elenca Lucia Scopelliti – gli aperitivi con gli amici si fanno a casa e i viaggi sono low cost, con percorsi on the road. Ma dei nostro viaggi sgangherati – confida – conservo ricordi meravigliosi. E le rinunce ti fanno apprezzare di più le esperienze che facciamo”. Come la prossima esperienza negli Stati Uniti di Sofia, la più grande. Insomma, la spesa per i figli vale l’impresa: siete felici? “Tantissimo. C’è caos, ma ci divertiamo moltissimo”.

(Fonte: Fortuneita.com)

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